In barca sul Tevere: una culla tra natura e storia

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VALENTINA TACCHI

Un Ponte guarda quel Fiume di Roma e lo attraversa con il suo sguardo. Scorge il suo colore cambiare negli anni, lo sente placido o tumultuoso tra una piena e l’altra. . Qualcuno va a fargli visita e lo percorre. E’ allora che si sente la sua anima.

. Quel Ponte lo difende dal peso del tempo, dal ferro che lo attraversa ma non da chi lo ferisce, con quei rifiuti nel suo specchio d’acqua.

Fino a 50 anni fa la vita di molti romani si svolgeva sul Tevere, sui galleggianti come ricordano i vecchi “fiumaroli”. In alcune sporgenze sabbiose dette “renelle” ci si tuffava nudi. Nell’epoca dei papi risultava sconveniente. Un primo editto divideva donne e uomini su sponde opposte ma quest’ultimi nuotavano per raggiungerle e allora, si impose l’uso di mutandoni. Ci si tuffava da Ponte Milvio e si attraversava Roma a nuoto fino all’Isola Tiberina. Giuseppe Peroni raggiunse Fiumicino (km 41.500) in 8 ore e 28 minuti.

Il progresso avanza e il Tevere è lì, esodato, che vorrebbe tornare indietro…Quando era il fiume Albula, biondo di colore e tutto navigabile. Nasce dal Monte Fumaiolo, la vetta più alta dell’Appennino tosco-emiliano e lungo 405 Km, raccoglie le acque di molti affluenti. Sfocia poi nel Mar Tirreno, attraverso 2 bocche: Fiumara Grande e Fiumicino.

Padre di una leggenda, quella di Romolo e Remo che succhiavano in una cesta lo zucchero dei frutti. E’ stato poi nel tempo la via del commercio, fucina di una pesca fiorente e l’anima di Roma.

Oggi è lì il Tevere, torbido e inquinato, sbarrato da dighe, tenuto a freno da soglie e navigabile solo verso monte, dall’Isola Tiberina a Ponte Risorgimento e verso il mare, da Ponte Marconi a Ostia Antica, il cui ultimo grande trasporto risale al 1929, quando una chiatta di cemento portò in città marmi provenienti dalle Alpi Apuane per l’obelisco del Foro Italico.

Sarebbe bello renderlo navigabile, da Settebagni a Fiumicino ma c’è l’ostacolo dell’Isola Tiberina però come si canta da questa parti .. “Er barcarolo va controcorente / e quanno canta l’eco s’arisente”…

Lo percorriamo da ponte Marconi. La sua scoperta è unica, come un viaggio interiore, ci sorprende.

Il comandante Ubaldo Ranucci, ormai da 40 anni, è a bordo di una delle sue motobarche l’Invincibile (wwwgitesultevere.it) e ci accoglie, scherza e racconta con competenza del suo fiume,  con aneddoti e curiosità.

Dalla Magliana percorriamo gli argini dei canneti, importanti per la nidificazione degli uccelli e da lì, la natura scopre i suoi elementi. C’è l’attento Airone Cenerino con il suo collo lungo, si aggrappa al tronco per non cadere ma rimane fermo. C’è poi il Pendolino più costruttivo che prepara anche 3 nidi da far scegliere alla sua femmina e poi si  accoppia. Il percorso cattura come le canne di quei pescatori che ogni tanto incontriamo con i pittori su qualche sponda. Le anguille sguizzano nei fondali ma ci vengono incontro le nutrie, piccoli castori. Il principe Chigi aveva aperto un allevamento a Castel Fusano per produrre pellicce. La richiesta diminuì e le disperse nell’ambiente ma, nutrendosi di radici degli alberi, ciò creò seri danni. Poi le tartarughe carnivore, gettate dall’uomo, pronte a nutrirsi di uova e dei suoi simili.

Gli argini cambiano volto in alcuni scorci, assaliti dai rifiuti, tra i boschi di Pioppo, Platano, Salice bianco e Ontano. Ci sono Rovi favoriti dall’inquinamento, rilevato già dalle prime ricerche del 1888. Incapace di autodepurarsi, il fiume é in crisi con i suoi 4 depuratori che filtrano solo il 40% delle acque di scarico.

Il Tevere con i suoi tesori nascosti, monete e reperti archeologici, come  il grande candelabro di Tito, ancora non trovato. Il Tevere con le sue acque argille, limi, sabbia e ghiaia e le sue inondazioni. La più grave ci fu nel 1870 e fu approvato il progetto Canevari: muri di sponda, rimozione dei ruderi dal fondo dell’alveo e l’ampliamento del Ponte S. Angelo. Nel 1900 furono terminati i muraglioni.

Poi si fa silenzio nella barca della famiglia Ranucci, si ascoltano i suoni degli uccelli e l’eco dell’acqua. Si ammirano i colori ed i diversi scenari. E’ poesia, un omaggio a quel fiume, magia tra le onde e si approda a Ostia Antica. Tra petizioni popolari per un Tevere pulito e navigabile e sogni di metropolitane fluviali, il consiglio è di scendere da quel Ponte per andare a fargli visita, seguire quel percorso di storia, farsi cullare dalla natura, in un attimo di eternità e magari si ascolta anche una parte di sé.

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