Intervista a Ezio Luzzi – Giornalista

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VALENTINA TACCHI – DINO NEANDRI

Pioniere del giornalismo radiofonico italiano del dopoguerra e voce di  Tutto il calcio minuto per minuto, Ezio Luzzi ha curato servizi per il Giornale Radio Rai divenendone poi caporedattore dello sport.  Inviato di 8 edizioni dei Campionati del Mondo e di 8 Olimpiadi, con il figlio Paolo è ora direttore-editore dell’emittente radiofonica romana Elle Radio sugli 88.100 in FM.

Hai iniziato la carriera come calciatore poi sei diventato un importante giornalista. Da portiere della Ternana ai microfoni della Rai?

Sono ricordi bellissimi, che risalgono alla scuola ed è cominciata lì la voglia di giornalismo, di calcio. I tempi erano diversi e se firmavi un cartellino con una squadra lo facevi per la vita, non come adesso. Ad un certo punto, quando mi hanno ceduto ad una società sarda, ho dovuto fare una scelta tra il calcio e il giornalismo ed ho scelto quest’ultimo.

Il 1960 è stato un anno importante per te?

E’ iniziato il programma “Tutto il calcio minuto per minuto”, quella era la RAI del dopo guerra, la mia prima cronaca.

Quali sono gli ingredienti per diventare un bravo radiocronista?

Un bravo radiocronista deve avercelo nel sangue, avere il ritmo e saper trascinare la gente, senza urlare, come fanno in molti oggi. E’ qualcosa che hai dentro e che devi riuscire a tirare fuori coinvolgendo il pubblico.

La cronaca che più ti ha emozionato?

I campionati del mondo in Spagna, che ho seguito con Ameri e Ciotti, eravamo un ottimo trio, ho seguito tutto dal campo e dagli spogliatoi. Nella mia vita ne ho viste tante. Emozionante è stato incontrare Maradona, con cui ci chiamavamo “paisà”, perché sono anch’io argentino. Al tempo si stava in confidenza, noi giornalisti viaggiavamo insieme alle squadre.

Ti sei anche trovato in situazioni pericolose come gli attentati terroristici e nel 1996 sei stato il primo a dare la notizia dell’attentato al Parco Olimpico?

Quando ci fu l’attentato al villaggio olimpico ad Atlanta mi sono salvato per un pelo, mentre stavo per arrivare nel parco è arrivata una ventata e mi sono buttato a terra. Anche nel ’72 me la sono vista brutta, sono stato perseguitato dagli attentati!

Il personaggio sportivo che più l’ha colpita fuori dal calcio?

Uno che è rimasto più vicino a noi è Pietro Mennea. Era un personaggio difficile, parlava poco. Omar Sivori è un altro che non voleva rilasciare interviste, era un personaggio incredibile!

Come è passato poi a diventare editore e direttore di Elle radio?

Il passaggio è avvenuto dopo la pensione. Io e mio figlio Paolo abbiamo trovato questa radio nel ’99 per continuare quest’avventura ed è andata bene! La radio era l’etere romana e noi abbiamo dato una certa sterzata e messo la professionalità.

Ci parli del vostro Progetto della “High school”?

Ci siamo resi conto che i ragazzi sanno poco della radio, come si sta dietro un microfono. In radio ci sono diverse categorie e le scuole che partecipano fanno un’ora a  settimana di trasmissione, una vera alternanza scuola lavoro. Abbiamo fatto un accordo col MIUR, cercando di aiutare i ragazzi, abbiamo iniziato a Roma e poi ci siamo allargati in tutta l’Italia, come state facendo voi del Faro.

Cosa vorresti realizzare quest’anno?

Ci  vorrebbero dei fondi (che il MIUR o l’Unione Europea dovrebbero erogare) e che, al momento, non ci sono per continuare. Abbiamo il liceo Aldo Moro di Bucarest che collabora a questo progetto, adesso sta entrando una scuola di Atene. L’obiettivo è far diventare questo progetto europeo, con le giuste fondamenta e formare i ragazzi alla professione del giornalista.

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