La donna che inventò il giornalismo d’inchiesta.

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ANDREA OLIVA

A cosa servono le ragazze. Questo articolo moralista e discriminatorio spinse la giovane, intelligente ed ambiziosa Nellie Bly ad una risposta acuta, tagliente e lungimirante, che “colpì basso” il direttore del Pittsburgh Dispatch. Lui, credendola un uomo, la convocò per assumerla: scoperta la verità, non venne meno alla sua promessa. Così cominciò l’avventura della prima giornalista che denuncerà la condizione operaia, muoverà a favore delle suffragette e lavorerà, prima anche in questo, come corrispondente estera. Al New York World, di Joseph Pulitzer, per volontà ed in memoria del quale verrà istituito l’omonimo premio, dove Nellie si era trasferita, toccherà di veicolare le di lei imprese celeberrime.  La prima, e più significativa, su invito dello stesso Pulitzer, la vide fingersi matta per farsi internare nel sanatorio  femminile Women’s Lunatic Asylum, nei pressi di Manhattan. Nell’America di quella prima metà dell’Ottocento era facile finire in sanatorio: era la sorte di donne reiette, abbrutite dalla miseria, indesiderate, alcolizzate per prostrazione e, per la stessa ragione, degradate nella depressione. Dieci giorni soli durò l’inchiesta, ma bastò. Ten Days in a Mad-House, volume che da quel reportage nacque, descriveva l’inferno: i maltrattamenti (riferiti anche ad una conoscenza “biblica” delle pazienti, diremo qui), la trascuratezza igienica, le privazioni (cibo scadente e freddo negli ambienti), trovarono la sintesi nella formula “trappola per topi”, che la stessa Nellie coniò a proposito. Senza l’impegno di Nellie quell’inferno non avrebbe trovato, come invece fu poi, nessuna via di salvezza dall’abiezione.

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