La differenza tra smart working e telelavoro

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SIMONA CONSONI

Per smart working, o lavoro agile, si intende una modalità lavorativa di rapporto di lavoro subordinato in cui c’è un’assenza di vincoli a livello di orario e di spazio, quindi niente timbratura, né in entrata né in uscita. Niente pausa pranzo, niente sistemi di rilevazione. L’organizzazione avviene per fasi ed obiettivi che il lavoratore sottoscrive e si impegna a raggiungere. Tutto è stabilito tramite un accordo tra dipendente e datore di lavoro. Il termine inglese “smart” si riferisce all’obiettivo di migliorare la produttività del lavoratore grazie alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro. La legge che regola il lavoro agile è la numero 81 del 2017.La flessibilità organizzativa e la volontarietà delle parti sottoscrivono l’accordo individuale per ciascun lavoratore. La fruizione di mezzi atti a svolgere parte del lavoro anche in altri luoghi diversi dalla sede ordinaria è un altro requisito fondamentale e comune anche alla pratica deltelelavoro, che è possibile solamente con strumenti che permettono di lavorare da remoto quali pc, tablet, smartphone etc. Altri specifici aspetti che regolano la pratica dello smart working sono contenuti negli articoli 18-24 della già citata legge numero 81 del 22 maggio 2017. Tra questi ci sono, ad esempio, i seguenti: 1) la responsabilità del datore di lavoro sulla sicurezza del lavoratore; 2) le regole per gli accordi tra le parti; 3) la parità di trattamento economico e normativo tra chi lavora in modalità agile e chi svolge le sue mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda; 4) il potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore; 5) l’obbligo per il datore di lavoro di presentazione dell’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro; 6) le regole sulla copertura assicurativa del lavoratore. Dunque la differenza fondamentale fra lavoro agile e telelavoro è che il secondo è fondato su un livello ben diverso: il lavoratore ha una postazione fissa che però si trova in un luogo diverso da quello dell’azienda. Si può riscontrare una maggiore rigidità e controllo sia a livello spaziale ma anche temporale: nel caso del telelavoro gli orari sono più rigidi e, di norma, sono gli stessi di quelli stabiliti per il personale che svolge le stesse mansioni all’interno dell’azienda. Anche in questo caso è necessario un accordo scritto delle parti, lavoratore e datore di lavoro. Ecco, va bene il coronavirus e dare ai lavoratori il sacrosanto diritto di non perdere il posto di lavoro ma studiare le norme fa sempre bene per non far sì che né l’una né l’altra parte si approfittino della drammatica situazione mondiale. Sempre in difesa dei diritti dei lavoratori. 

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