INFO-DEMIA: l’allarme mediatico toglie il respiro al futuro

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MASSIMO MARZI

Non c’è dubbio che il COVID19 stia generando una delle pandemie più aggressive e pericolose della storia dell’umanità. Un nemico  invisibile di soli 80nm (80 miliardesimi di metro) sta minacciando  7,8 miliardi  di abitanti del pianeta: un grande rischio si nasconde nell’infinitamente piccolo; non lo possiamo vedere ma tutti conosciamo  gli effetti terribili che può provocare alla nostra salute. Gli ultimi dati OMS indicano:

  • 40.114.293 casi confermati nel mondo dall’inizio della pandemia
  • 1.114.692 morti

 Fonte: Health Emergency Dashboard, 20 Ottobre 2020 ore 11.47

Purtroppo alla minaccia fisica del “veleno omnipresente” (in Italia 36.616 morti su 423.578 casi totali) http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/homeNuovoCoronavirus.jsp si sta affiancando un insidioso effetto psicologico per il virus potenzialmente letale  che induce nelle persone angoscia generalizzata, paura  spesso incontrollata e ci auguriamo mai il panico collettivo.  

Lo stress di massa si propaga attraverso immagini e racconti che ci arrivano da  ogni angolo del pianeta ma soprattutto  dalla drammatica escalation dei rischi, mediaticamente rappresentati così vicini da sembrare  arrivati sul pianerottolo delle nostre abitazioni. Il mondo dell’informazione deve gestire una situazione molto complessa in cui è indispensabile saper calibrare la cultura della prevenzione senza generare allarmi smisurati: insomma occorre una sana obiettività informativa, basata sui progressi della ricerca scientifica, che sia capace di indicare anche le concrete possibilità di uscire presto da questa situazione drammatica. Insomma bisogna arginare le NOTIZIE CHE TOLGONO IL RESPIRO AL FUTURO e restituire speranze alla gente per ricominciare a vivere. Ogni giorno incessantemente, su tutti i media, assistiamo al travolgente bombardamento di informazioni che dovrebbero fornire una intelligente sensibilizzazione verso i reali rischi del CORONAVIRUS e suggerire praticabili contromisure per limitare i contagi ed i pericoli derivanti dal virus.

L’attuale giornalismo cross-mediale, omologato su tutti i mezzi, genera un carosello di notizie che si basano prevalentemente su bollettini statistici mal commentati e suggestioni comportamentali contraddittorie: le informazioni o sono troppo allarmistiche o troppo superficiali.  

Oggi più che mai, occorre una nuova voce mediatica, rassicurante, fiduciosa, positiva e ottimistica per restituire quella fiducia che si sta perdendo definitivamente; bisogna sensibilizzare le persone per predisporsi e sviluppare un nuovo e dimenticato “pensiero positivo” (positive attitude), l’attitudine cioè ad aspettarsi dal presente e dal futuro un miglioramento possibile; occorre filtrare ed imparare a ridimensionare i problemi, non lasciarsi andare passivamente e nelle contrarietà mai dare spazio alla rassegnazione; è indispensabile non cedere al peso della vita ed al sovraccarico indotto dal “pessimismo mediatico”; bisogna reagire alle difficoltà ed al disagio cercando sempre di trovare nuove opportunità e soluzioni.

Il mondo è pieno di ricercatori, volontari e benefattori che si occupano di migliorare la vita degli altri al servizio del bene comune…purtroppo non ne parla quasi nessuno. (rielaborazione da “IL BENEGIORNALE”)

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