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9 settembre 1943 Nasce il CNL

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9 settembre 1943 Nasce il CNL

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Ore concitate in quella giornata del 9 settembre. In questa giornata nasce il Comitato di Liberazione Nazionale che raccoglie tutti i partiti antifascisti. A Roma si combatte già dal pomeriggio del giorno precedente per liberare la città dai tedeschi.

Roma, un dispaccio radio, trasmesso alle ore 1,35 dallo Stato maggiore, ordina di “reagire immediatamente ed energicamente et senza speciali ordini at violenza armata germanica”, ma sottolinea anche che non deve “essere presa iniziativa atti ostili contro germanici”. Alle 0,20 un altro dispaccio ordina ai comandi subalterni di “dare preavviso dei movimenti ai Comandanti tedeschi” e di non compiere atti ostili contro le truppe.Operazion-avalanche-lo-sbarco-a-campolongo1_01

Roma, il capo di Stato maggiore Roatta ordina al generale Carboni di ripiegare con tutte le sue truppe su Tivoli, abbandonando Roma. Alle ore 18, Carboni comunica ai tedeschi che può esaminare la loro richiesta di cessare i combattimenti. Gli alti ufficiali rimasti in città creano il Comando militare della città aperta di Roma, che continuerà a collaborerà con le forze armate tedesche, operando sulla base di vecchie direttive. Le Divisioni Granatieri Piave e Ariete contrastano l’avanzata dei reparti tedeschi verso Roma.

Alle 5,10 il re Badoglio, accompagnati dalle più alte cariche militari e civili, abbandonano Roma diretti a Pescara, dove un’unità della Marina li porterà a Brindisi sotto la protezione degli alleati. Nasce il governo del Sud.

Roma, si combatte a porta San Paolo e in altri quartieri della capitale. L’esercito con il sostegno della popolazione si oppone all’avanzata tedesca guidata dal Maresciallo Kesserling.
ll Comitato nazionale delle opposizioni comunica la nascita del Comitato di Liberazione Nazionale (Cln). In ottobre cominceranno a nascere i Cln regionali e locali.

Il primo Cln è composto da Giorgio Amendola (Pci), Mauro Scoccimarro (Pci), Meuccio Ruini (Democrazia del lavoro), Alcide De Gasperi (Dc), Pietro Nenni (Psiup), Giuseppe Romita (Psiup), Ugo La Malfa (Pd’a), Sergio Fenoaltea (Pd’a) e Alessandro Casati (Pli).

Il generale Gastone Gambara arriva a Fiume ma, invece di organizzare la resistenza contro i tedeschi, si schiera al loro fianco. Aderirà, successivamente, alla Rsi.
Roma, il generale Ruggiero rifiuta di consegnare le armi necessarie per armare la popolazione, come proposto dai partiti antifascisti, venendo meno agli impegni assunti il giorno precedente.

Sin dalla notte dell’8 settembre avvengono combattimenti alla periferia della capitale: i militari italiani hanno la peggio e sono costretti a ritirarsi. La mattina del 10 una parte di questi si riunisce intorno a Porta San Paolo dove li attendono i civili giunti spontaneamente od organizzati dai partiti antifascisti. Si ritrovano così fianco a fianco, tra gli altri, i superstiti della Divisione «Granatieri di Sardegna», i Lancieri del battaglione «Genova Cavalleria», alcuni reparti della Divisione «Sassari» e moltissimi civili armati alla meglio.

Nonostante la schiacciante superiorità numerica e d’armamento delle truppe tedesche comandate dal maresciallo Kesselring, Il fronte resistenziale riesce ad attestarsi lungo le mura di Porta San Paolo, innalzando barricate e facendosi scudo delle vetture dei tram rovesciate.

Nel corso della battaglia si distinguono militari come il generale Giacomo Carboni, comandante del Corpo d’armata motocorazzato, che si prodiga nel tenere alto il morale dei soldati: manda i carabinieri a staccare i manifesti disfattisti che danno per imminenti le trattative con i tedeschi, fa spargere la notizia dello sbarco ad Ostia degli alleati e dell’arrivo a Roma delle divisioni «Ariete» e «Piave». Combattono valorosamente i tenenti colonnello Enzo Nisco e Franco Vannetti Donnini, i capitani Giulio Gasparri e Camillo Sabatini, i tenenti Francesco Saint-Just, Gino Nicoli, Guido Bertoni, Vincenzo Fioritto, il carrista Salvatore Lo Pizzo e tanti altri soldati.

Molti anche i civili che pagano con la morte il loro eroismo: l’operaio diciottenne Maurizio Cecati è colpito a morte mentre incita i suoi compagni alla lotta; il fruttivendolo Ricciotti che, finito il lavoro ai mercati generali, si era improvvisato eccezionale tiratore; muore colpito da una scheggia; Raffaele Persichetti, professore di storia dell’arte al liceo classico «Visconti». Persichetti sarà la prima medaglia d’oro della Resistenza.

Nel primo pomeriggio la resistenza è travolta dai mezzi corazzati tedeschi e il capo di stato maggiore della Divisione «Centauro», Leandro Giaccone, firma la resa a Frascati, presso il Quartier generale tedesco.

La battaglia di Porta San Paolo è considerata il vero e proprio esordio della Resistenza italiana e in lei si può misurare emblematicamente il comportamento dei vari protagonisti. Le istituzioni, la cui assenza è ben rappresentata dalla fuga del re e del governo; l’esercito, diviso tra chi sceglie di combattere e chi, come il vecchio maresciallo d’Italia Enrico Caviglia, tratta con il nemico; gli organi politici antifascisti, che imboccano decisamente la strada della lotta di liberazione con la costituzione del CCLN; infine la popolazione, che, nonostante la paura, sceglie numerosa, almeno in questa occasione, la solidarietà antinazista contro l’indifferenza.

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