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«Addio, eri uomo d’impegno e passione» i pompieri per l’ultimo saluto a Moreno Smacchia

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«Addio, eri uomo d’impegno e passione» i pompieri per l’ultimo saluto a Moreno Smacchia

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LEVICO TERME. Una folla ha riempito la grande chiesa del Santissimo Redentore per salutare Moreno Smacchia, il vigile del fuoco permanente che il 17 settembre prossimo avrebbe compiuto 53 anni, ma che è spirato tragicamente schiantandosi con la sua moto sabato scorso sulla strada che scende da Montagnaga di Piné.

Più di un centinaio di pompieri schierati occupavano la navata sinistra della chiesa, tra volontari in divisa d’ordinanza e tutti i colleghi di Moreno, almeno quelli che non erano obbligati da impegni stringenti di servizio, in divisa da casermaggio, con gli ufficiali in alta uniforme e un picchetto d’onore attorno al feretro. Questo era sormontato dal casco rosso da capo squadra e dal cinturone da intervento che furono di Moreno. Ai piedi del catafalco il giubbotto da centauro con il casco che Smacchia portava al momento dell’incidente, accompagnati da una rosa e da un cd musicale con la dedica di Moreno alla sua compagna Laura. Segni davvero toccanti che non potevano che commuovere tutti coloro che sono passati davanti alla bara per aspergerla con l’acqua santa.

Alla sinistra, i familiari hanno ricevuto gli abbracci e il conforto dei tantissimi che hanno voluto bene a quella persona tanto speciale che ci ha lasciato così inaspettatamente. Il figlio Alessando, tanto somigliante al padre, nell’espressione dignitosa del dolore per il distacco, ha mostrato una maturità davvero esemplare nel ricevere il saluto e le condoglianze di tutta quella folla. Alcuni suoi amici gli dedicheranno poi un pensiero, a fine celebrazione, per dirgli «che non sarai mai solo perché noi ti saremo vicini. Non potremo mai farti da papà perché è un ruolo troppo grande e importante, ma ti faremo da fratelli». E “fratelli” erano per Moreno coloro che sono partiti in soccorso ai terremotati del Centro Italia, così come si era espresso nel suo ultimo post su Facebook che è stato letto da un vigile del fuoco permanente quasi fosse stato il suo testamento spirituale: «I miei fratelli partono, con loro anche il cuore dei colleghi che restano in postazione! Ma solo un pensiero è comune a noi tutti, ed è prioritario: Come possiamo aiutarvi? Come possiamo lenire le vostre ferite? Spremeremo tutte le nostre energie, siamo un’intera nazione che cercherà di portarvi un sostegno amorevole».

Una celebrazione dove Moreno ha parlato ancora, attraverso la voce del parroco, don Ernesto Ferretti, a dire quello che cercava di esprimere con «il suo impegno, la sua dedizione al lavoro, la passione che metteva nel cercare di soccorrere gli altri». Passione è stata la parola usata dal parroco che meglio riassumeva la testimonianza di Moreno Smacchia, una passione che «nonostante le nostre fragilità – ha detto don Ernesto – ci spinge ad amare». Le parole del parroco, il silenzio attonito degli astanti, quel feretro così importante e nello stesso tempo tanto tragicamente perentorio a dire che «Moreno è morto», persino l’espressività con la quale don Daniel Romagnuolo ha letto il brano del Vangelo, suggerivano, leggera come una carezza, le parole della canzone di Lucio Dalla, “Le rondini”: «Vorrei seguire ogni battito del mio cuore per capire cosa succede dentro è cos’è che lo muove. Da dove viene ogni tanto questo strano dolore. Vorrei capire insomma che cos’è l’amore. Dov’è che si prende, dov’è che si dà». L’urlo della sirena, uno lungo e

uno breve, al colmo dell’emozione che aveva preso ciascuno dei presenti, ha salutato Moreno sul sagrato della chiesa, con tutti i vigili schierati sull’attenti. Accompagnato al campo santo da due ali di pompieri è stato affidato a quella terra che amava tanto. «Addio Moreno, riposa in pace».

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