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Aleppo, una città in ostaggio «2 milioni senza acqua né energia»

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Aleppo, una città in ostaggio «2 milioni senza acqua né energia»

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La parola «vergogna» si è quasi persa nel rimbombo delle esplosioni e negli scoppi secchi degli spari. La «vergogna» — rimarca Khaled — di aver abbandonato 300 mila persone all’assedio e al massacro: «Certi quartieri di Aleppo ormai sembrano la discarica dell’Apocalisse», racconta ai diplomatici del Consiglio di sicurezza in un video preregistrato, la guerra a fare da colonna sonora.

«I neonati non hanno più latte in polvere»

Khaled Harah si muove tra le macerie con i Caschi Bianchi, una Protezione civile formata da volontari che intervengono dove la civiltà se n’è andata da tempo. La sua testimonianza è stata presentata lunedì alle Nazioni Unite assieme a quella di Zaher Shaloul della Syrian American Medical Society, con base a Chicago, che ha elencato le piaghe causate dall’accerchiamento imposto dal regime di Bashar Assad: «I neonati non hanno più latte in polvere, mancano le medicine, il sangue per le trasfusioni, i punti per le suture, i ventilatori. La gente non ha pane, carne o gas per cucinare». Gli ospedali — ha spiegato Samer Attar, un altro medico dell’organizzazione — assomigliano a bunker protetti dai sacchi di sabbia, che però non bastano: è più sicuro operare e tenere i malati nei sotterranei, i «barili bomba» (riempiti di tritolo e schegge di metallo) colpiscono ovunque.

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