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Anche il rugby dice addio a Roma

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Anche il rugby dice addio a Roma

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Una reazione a catena dalle conseguenze ancora imprevedibili. Il «gran rifiuto» di Virginia Raggi alla candidatura di Roma ai Giochi Olimpici 2024 non si è fermato alla conferenza stampa e al «gran riscatto» di domenica scorsa sul palco di Palermo, tra il giubilo del popolo grillino. Ieri sera, alla vigilia della seduta straordinaria dell’Assemblea capitolina che formalizzerà la revoca della candidatura olimpica, la Federazione Italiana Rugby ha informato che «non proseguirà nella candidatura ad ospitare la Rugby World Cup 2023».

La decisione è stata assunta a seguito delle consultazioni degli ultimi giorni con la Presidenza del Consiglio e con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, riferisce una nota. «Da sempre strettamente collegata a quella delle Olimpiadi di Roma 2024 – ha dichiarato il Presidente della Fir, Alfredo Gavazzi – la candidatura alla decima edizione della Rugby World Cup non ha più le condizioni per proseguire, cosi come convenuto con il Governo ed il Coni.

Voglio ringraziare il Presidente del Coni Malagó per aver sostenuto la nostra candidatura sin dai suoi primissimi passi: sappiamo che condivide la nostra delusione per un’opportunità perduta. Ringrazio anche i dieci Comuni che avevano manifestato il proprio interesse ad ospitare gli incontri della Rugby World Cup nei propri stadi». Ed è solo l’inizio. Il resto ci sarà questa mattina, in Aula Giulio Cesare quando il Consiglio comunale si confronterà sulla mozione di ritiro della candidatura olimpica. L’opposizione, agguerrita, ha invitato formalmente il Cio sottolineando come «i capigruppo di tutte le opposizioni, che è bene ricordare rappresentano circa il 65% dei cittadini votanti nelle elezioni del primo turno, ritengono doveroso un confronto pubblico trasparente dove il Comitato promotore trovi la sua giusta rappresentanza».

Nessuna conferma sulla presenza del Coni in Aula, ma solo la certezza della lettura di un documento che circola a Palazzo Senatorio in cui, in ben 14 punti, viene smantellata nel merito la tesi della Raggi. Uno schema chiarissimo diviso in due colonne una con «vi diranno che….», l’altra con «la verità è che…». Due pagine che forse il sindaco dovrebbe leggere attentamente. Alla motivazione del rifiuto dell’«Olimpiade del mattone», si precisa ad esempio, che sono previsti solo due impianti nuovi su un totale di 36. Ancora, «Roma non può permettersi i giochi olimpici» e invece «la città di Roma non pagherà un euro. Le spese sono interamente a carico del Comitato Olimpico internazionale (Cio) e del Governo italiano».

Ecco appunto quel governo al quale la Raggi stessa si è rivolta chiedendo comunque i fondi per le Olimpiadi. Una delle tante incongruenze di questa prima, tormentata, fase di governo grillino. Dire «no» a Roma 2024 infatti è stato un diktat calato dall’alto. Nessuna partecipazione, nessuna consultazione da parte di quel «popolo» che pure nel «credo» dei 5 Stelle dovrebbe se non governare quanto meno comandare il percorso democratico. E invece siamo ben distanti da tutto ciò. Grillo ha deciso e la Raggi ha eseguito. L’opportunità della revoca o meno della candidatura non è stata nemmeno affrontata in giunta, come confermato ieri dall’assessore al Commercio, Adriano Meloni. Deriva poco incoraggiante.

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