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Articoli Lo sai che? Urinare in un vicolo deserto

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Articoli Lo sai che? Urinare in un vicolo deserto

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Ettore Pietro Silva

Chi, in un vicolo cieco, viene sorpreso a fare la pipì, potrebbe essere multato se in quel momento non c’era nessuno e si è appartato in un angolo?

«Quando scappa, scappa». Questo detto, almeno per la legge, può valere tutt’al più per i bambini piccoli o per gli anziani, che non hanno la capacità fisica di trattenere o di avvertire, per tempo, lo stimolo dei propri bisogni fisiologici e, in particolare, quello di urinare. Non vale invece per tutte le altre persone, adulti e ragazzi compresi, in pieno possesso delle proprie capacità fisiche. Chi fa la pipì all’aperto ne risponde personalmente. La sanzione scatta anche chi per «non ce la fa più», nonostante abbia trattenuto a lungo e, magari, non ha trovato un bar aperto o disposto a concedergli l’uso del bagno, ed è perciò costretto ad urinare in un luogo pubblico. Ma un «vicolo cieco» può essere considerato «luogo pubblico», specie se l’atto di fare la pipì avviene di notte ed in modo che nessuno veda? Insomma, che si rischia a urinare in un vicolo deserto? La questione è stata più volte decisa dalla Cassazione con una serie di sentenze che hanno chiarito cosa si intende per «luogo pubblico» e quando fare la pipì può essere sanzionato.

Prima però di chiarire cosa si rischia nell’urinare in un vicolo desertodobbiamo fare un’importante premessa. La condotta di chi fa la pipì in pubblico è classificabile come «atto contrario alla pubblica decenza». Si tratta di un comportamento che, fino a due anni fa, costituiva reato. Oggi non lo è più. L’illecito è stato depenalizzato nel 2016 [1] e ora si rischia solo una sanzione amministrativa, invero piuttosto “cara”. La multa, infatti, parte da 5mila euro e può arrivare a 10mila euro. Nessuno strascico quindi sulla fedina penale, ma solo sul portafogli. Non è previsto neanche un procedimento davanti a un giudice: l’irrogazione della sanzione avviene per trasmissione degli atti al prefetto che commina la sanzione e la notifica a casa del responsabile. E se questi non paga arriva la famigerata cartella esattoriale di Agenzia delle Entrate Riscossione con il conseguente pignoramento.

Detto ciò, vediamo cosa rischia chi si apparta per urinare e lo fa in un vicolo deserto. Secondo la Cassazione penale [2]urinare in luogo pubblico è reato a prescindere dal fatto che la condotta possa essere stata messa in atto in un luogo buio e appartato. È sufficiente la sola possibilità che il gesto contrario alla pubblica decenza venga percepito da terzi. Non importa se in quel preciso momento altre persone stessero passando per la stessa strada o fossero nelle vicinanze: rileva solo la potenziale esposizione al pubblico. Il fatto che nella stessa via, per quando deserta, possa entrare chiunque altro la rende un luogo «pubblico» o «aperto al pubblico», a prescindere dalla situazione concreta in cui è stata consumata la condotta. Pertanto, se un poliziotto, passando di là, dovesse sorprendere una persona nell’atto di urinare o di ciò se ne dovesse accorgere un condomino (il quale, magari, potrebbe scattare una foto o registrare un filmato), la sanzione sarebbe pressoché scontata.

Di contrario avviso una sentenza piuttosto datata della Pretura di Vasto [3]secondo cui il fatto di urinare nella pubblica via, accostati con discrezione ad un muro, in ora notturna e coperti da autovetture in sosta, non integra la contravvenzione.

Più di recente la Cassazione [4] ha detto che sono «atti contrari alla pubblica decenza» tutti quelli che, in spregio ai criteri di convivenza e di decoro sociale, provocano disgusto o disapprovazione come l’urinare in luogo pubblico. La legge esige che l’atto abbia effettivamente offeso in qualcuno la pubblica decenza e non invece che sia stato percepito da qualcuno. Basta insomma che il gesto sia stato compiuto in luogo ove vi fosse la possibilità (seppur astratta) che qualcuno potesse percepire l’atto. Ed ancora, sempre secondo la Suprema Corte [5], l’illecito si perfeziona nel momento in cui l’agente ha commesso un atto contrario alla pubblica decenza in un luogo pubblico, aperto o esposto al pubblico: non è quindi necessario che l’atto abbia effettivamente offeso la pubblica decenza di un soggetto determinato, essendo sufficiente che altri abbiano potuto percepirlo.

Peraltro, oltre all’illecito amministrativo, si potrebbe anche configurare il reato di danneggiamento della proprietà altrui quando si urina contro i muri di un’abitazione privata.

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