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Atac, Paolo Simioni nuovo presidente e ad: il Cda sarà a tre componenti „Atac, Paolo Simioni nuovo presidente e amministratore delegato. Cadono le deleghe di Fantasia

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Atac, Paolo Simioni nuovo presidente e ad: il Cda sarà a tre componenti „Atac, Paolo Simioni nuovo presidente e amministratore delegato. Cadono le deleghe di Fantasia

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Paolo Simioni è il nuovo presidente e amministratore delegato di Atac. Coordinatore del gruppo di lavoro messo su dall’assessore alle Partecipate Massimo Colomban per risanare le Partecipate capitoline, subentra all’ex dg Bruno Rota che ha lasciato l’incarico lo scorso 28 luglio, dopo i pesanti attacchi a mezzo stampa diretti al Campidoglio sul disastro finanziario della municipalizzata.

Chi è il nuovo dirigente

Così in una nota il Campidoglio: “Nel corso degli ultimi sedici anni Simioni, in qualità di amministratore delegato, ha acquisito un’importante esperienza nella gestione di aziende operanti nel settore dei trasporti, in regime di concessione, e in quello della riqualificazione, valorizzazione commerciale di infrastrutture di mobilità e nel mondo Retail. In particolare, l’esperienza è maturata all’interno di realtà complesse sia in ambito Aeroportuale, in Italia ed all’estero (SAVE / Aeroporto di Venezia SpA; Catullo /  Verona e Brescia SpA; Aertre / Treviso SpA e BSCA / Bruxelles South Charleroi Airport SA), sia in quello  Ferroviario (Centostazioni SpA – Gruppo Ferrovie dello Stato SpA), dove ha affrontato diversi progetti di business – rilancio del business, ottimizzazione della struttura di costo, miglioramento delle attività non-core, start up, turnaround”.

Per quanto riguarda la governance, “la Giunta capitolina aveva già approvato una delibera per renderla più funzionale, nell’ottica di una migliore erogazione dei servizi pubblici locali. Con questo obiettivo è stata adottata una modifica nella composizione del Consiglio di amministrazione: i componenti del Cda saranno tre, optando così per la formula collegiale in luogo di quella attuale monocratica”. “La variazione – fa sapere ancora il Campidoglio – è stata introdotta in linea con la riforma dello statuto della società, cui ha dato il via libera l’Assemblea Capitolina con la deliberazione 149/2016 in conformità al Testo unico delle partecipate. La modifica dell’assetto societario non comporta aggravi di spesa: le norme in vigore prevedono che il cda delle partecipate non possa pesare sulle casse societarie più dell’80% di quanto costava il cda nel 2013″.

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