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Brexit: «Ridurre i visti per studenti»

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Brexit: «Ridurre i visti per studenti»

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Una Brexit «hard», che colpisce al cuore scuola e ricerca, insieme al lavoro. Dal congresso annuale del Partito conservatore della premier Teresa May, a Birmingham, la segretaria all’Interno, Amber Rudd, ha annunciato restrizioni nei visti per gli studenti internazionali e l’istituzione di un fondo di 140 milioni di sterline per controllare l’afflusso. E ha aggiunto che le aziende non dovrebbero assumere stranieri per lavori che possono essere svolti da britannici.

Meno di 100mila – Dopo essere stato uno dei fattori chiave dietro al voto per il referendum del 23 giugno sulla Brexit, oggi l’immigrazione diventa la voce più importante di una contabilità punitiva. Obiettivo, portare sotto quota 100mila il numero d’ingressi annui nell’isola (Amber Rudd ha definito sostenibile un’immigrazione nell’ordine «delle decine, non delle centinaia di migliaia di persone»). Una posizione condivisa con il ministro della Sanità britannico, Jeremy Hunt, che ha detto basta alla «dipendenza» degli ospedali pubblici del Regno dal contributo dei medici stranieri, arruolati per coprire le diffuse carenze di organico del sistema sanitario nazionale di Inghilterra e Galles (Nhs). E che ha promesso un innalzamento del numero dei posti di tirocinanti messi a disposizione dei neolaureati locali dalle strutture sanitarie pubbliche (dai 6000 a 7500 all’anno).

 Il crollo delle Università – Anche se i dati dicono che il sistema universitario (e così pure quello sanitario) crollerebbe senza studenti stranieri, nel nord del Paese, nelle zone dove la Brexit ha vinto, quello che si vede non sono gli studenti stranieri, ma una migrazione non qualificata su larga scala verso la quale c’è un grande scontento.

L’incertezza degli studenti Ue – Il governo nei mesi scorsi aveva garantito che, quando la Brexit fosse diventata realtà, non ci sarebbero stati cambiamenti immediati sullo status degli studenti Ue. Ma il numero di coloro che studieranno in Gran Bretagna rimane incerto e dipenderà in gran parte dalle regole sulla circolazione delle persone che si darà il Paese. Quanto ai fondi per la ricerca, è probabile che alcuni corsi non saranno più disponibili, uccisi dalla mancanza di indotto economico generato dai tanti studenti comunitari, che caleranno di numero.

Meno fondi per le università significherà anche meno opportunità di lavoro per dottorandi e ricercatori. L’impatto sarà enorme: in Gran Bretagna viene dall’estero il 42% dei ricercatori. Per il 15% del flusso globale di studenti in mobilità (e per il 17,2% degli italiani) l’Inghilterra è la meta di dottorato, dopo gli Stati Uniti (26%) e prima della Francia (10%). Intercettare questo flusso di studenti è considerato importante per lo sviluppo economico, perché un’alta concentrazione di risorse umane nelle università è considerato uno degli ingredienti più importanti per lo sviluppo economico di una regione.

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