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Charlie Hebdo, bufera per la vignetta sul terremoto in Italia

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Charlie Hebdo, bufera per la vignetta sul terremoto in Italia

ilmessaggero.it

PARIGI Non si ferma davanti a niente Charlie Hebdo, lo sappiamo. Sono stati massacrati dai fratelli Kouachi, per continuare a farlo. E lo fanno. E questa volta non è Maometto, ma sono i terremotati italiani. Il disegno è restato per due giorni inosservato, in alto a destra dell’ultima pagina del numero in edicola da mercoledì. Sotto la scritta “Seisme à l’Italienne”, terremoto all’italiana, la caricatura di due vittime ricoperte di sangue e ferite, ““penne al pomodoro” e “penne al gratin”, e poi strati di detriti da cui si intravvedono i cadaveri: “lasagne”. Sotto la firma: Félix.

UN PUTIFERIO
Quando ieri mattina il disegno ha cominciato a girare, prima su twitter, poi su Facebook, poi dovunque, siti, ministeri, ad Amatrice, mentre si scava ancora, si è scatenato il putiferio. E anche l’orrore, il disgusto: prima gli italiani, seguiti dai francesi. Ridere di tutto, va bene. L’irriverenza, la blasfemia che non deve fermarsi davanti a nessuna religione, va bene. Ma qui: una strage di innocenti, vittime di una catastrofe naturale. “Je suis Charlie”, il grido di dolore che si era alzato in mezzo mondo la mattina del 7 gennaio 2015, davanti a una redazione sterminata perché non voleva censure, si è trasformato in un coro di insulti, di minacce anche. Ma la redazione, questa volta, non era preparata. Quando hanno visto il muro di Facebook riempirsi di “vergogna!”, “Honte!”, non hanno nemmeno pensato a chiamare subito Felix, che abita a nord di Parigi, ma a cercare di capire perché un disegno che voleva «denunciare i responsabili della catastrofe», un disegno che alla riunione di redazione di lunedì era sembrato naturale, non aveva sollevato nemmeno mezza discussione, adesso ha sollevato il finimondo. Al terremoto, d’altra parte, è dedicata anche uno dei mini commenti all’attualità che chiude il giornale. Un commento che suona così: «Quasi trecento morti in un terremoto in Italia. Ancora non è noto se il sisma ha gridato “Allah Akbar” prima di tremare».

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