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Con parole loro. Lo scontro fra due treni in Puglia. Lacrime e sentimenti. Di Marcello Deon

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Con parole loro. Lo scontro fra due treni in Puglia. Lacrime e sentimenti. Di Marcello Deon

Una giornata triste quella del 12 luglio 2016, per l’intera comunità pugliese e non solo, triste e dura.

Una giornata nata come tante per i Vigili del Fuoco, interventi ordinari che riempiono la mattinata, sino a quella richiesta di soccorso per “incidente ferroviario”.

Una richiesta che esula dalla routine, che mette l’adrenalina addosso già alla prima comunicazione radio, e l’angoscia, l’angoscia per quello che pensi si possa trovare all’arrivo sul posto. E sul posto trovi l’inimmaginabile, un inferno che neanche Dante avrebbe saputo descrivere.

I primi interventi dei Vigili del Fuoco sono per le persone ferite.  Un lavoro frenetico, urgente, si lotta contro il tempo per salvare quanti ancora sono in vita, con tutte le energie possibili. Il caso del bambino di 6 anni incastrato tra i sedili del treno, Samuele, ne è l’emblema, rappresenta la parte bella di questo lavoro; portare fuori quel bambino, districarlo da ciò che lo teneva legato a quell’orrore e restituirgli il colore del cielo, della speranza, della vita. Al collega che lo ha estratto, leggevi negli occhi  felicità ed emozione vera, mentre ne raccontava i particolari, con la voce tremante, ma piena di gioia.

Le condizioni ambientali sono improbabili, caldo asfissiante, che da solo ti toglie il fiato; il sole che non ti lascia tregua e ti colpisce inesorabilmente. Tra i filari di ulivi, sulla nostra terra rossa ed arida, lì dove la normalità di una campagna intensamente colorata, di colpo, si è trasformata in un luogo assurdo, in un’atmosfera surreale, grigia, i Vigili del Fuoco lavorano dando il massimo. Con i Dispositivi di Protezione Individuale addosso, lo stremo aumenta. Qualcuno va in disidratazione, accusa malori, i colleghi sanitari lo assistono immediatamente e all’istante un altro operatore VF prende il suo posto.

Tutto quello che c’è intorno è come si fermasse e facesse da spettatore, sul posto ci sei solo “tu, la squadra e quel che resta di quei due treni”, drammaticamente uniti con quelle lamiere contorte, contorte e taglienti, in un silenzio assordante che quasi ti fa sentire solo, nella tua divisa, un po’ vuoto, tristemente vuoto.

I feriti vengono portati via e resta l’ingrato compito di recuperare chi non ce l’ha fatta, nelle speranza sempre viva che tra i rottami si riesca a percepire un sussurro di vita.  Ma non sarà così…

Da quel momento in poi solo tanto dolore, e la preghiera per le anime di quei sfortunati viaggiatori.

Intorno al cordone sistemato a circoscrivere la zona dell’intervento, centinaia tra soccorritori sanitari, forze dell’ordine e volontari, un costante movimento di uomini e mezzi. E’ strano, è come avere un cantiere edile a pochi passi, ma non sentirne la presenza, eppure la delimitazione è assicurata da un “semplice nastro  di plastica”, facile da superare, una barriera fittizia.

Ma da questa parte del nastro tutto cambia.  C’è un esile laccio che ti tiene unito a tutti i soccorritori sanitari e volontari che sono oltre, appena ne hai bisogno qualcuno corre a darti assistenza, fosse anche solo per rifornirti di acqua; ma appena sei vicino a quei treni, piombi nel silenzio, in quel maledetto silenzio che ti unisce solo alle vittime.

L’aspetto più terribile è stata la conta, quella triste conta di chi non ce l’ha fatta; ti interfacci con il medico legale, e sconsolato rifletti con lui sul numero che sale, irrimediabilmente.

Per chi fa questo mestiere la cruda realtà della morte, violenta, inaspettata, a volte beffarda, è purtroppo un aspetto conosciuto. Ma credetemi, il drammatico scenario del 12 luglio scorso, è stato davvero duro da superare.

Nei giorni seguenti, rivedi i fotogrammi di quella giornata assurda e non te ne fai una ragione, perché ad un incidente del genere una ragione semplicemente non ci può essere.

Un lucido resoconto? La macchina del soccorso ha funzionato davvero bene, nel suo complesso l’intervento dei Vigili del Fuoco e di tutte le altre componenti, volontari compresi, è stato positivo; prova ne è che all’indomani i mass media non hanno polemizzato su tale aspetto, anzi, sono stati raccolti costanti elogi per tutti. Ma questo stona con il numero di vittime, 23 persone hanno perso la vita, ed a questo non c’è nessun rimedio, niente può appagare né consolare.

Una considerazione in ogni caso deve esser fatta per i colleghi, per questa grande famiglia del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che ancora una volta, senza clamori, senza ostentazioni, nel silenzio del lavoro, del sudore, guardandosi l’un l’altro per darsi coraggio, ha saputo dare il meglio di sè. Senza atti eroici, ma con tanto eroismo, con il valore e l’amore, onorando la nostra bellissima divisa, sporca di sudore e sangue, piena di altruismo e generosità.

I ragazzi hanno lavorato allo stremo, in condizioni ambientali e climatiche davvero particolari. Chiedevi loro se volessero il cambio, e per risposta ti chiedevano di terminare il lavoro.

Ecco, questa ferma volontà, questa caparbietà, questa voglia di aiutare il prossimo, anche quello che non c’è più, sono la fotografia che vorrei restasse a perenne ricordo di quella drammatica giornata e che, personalmente,  porterò con me,  sempre, dentro.

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