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Dedicato a quelli come te, come noi, a tutti i soccorritori, e ai volontari di ogni tipo

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Dedicato a quelli come te, come noi, a tutti i soccorritori, e ai volontari di ogni tipo

Marco Liani – da Facebook

Sarà sempre e solo quando una persona qualunque, camminando per una città rasa al suolo, vedendo di sfuggita le foto in una cornice con il vetro rotto o volate al vento fra la polvere sorpassata e ricoperta dal tintinnare dei martelli, il crepitare degli ammassi di detriti scaricati di tanto in tanto, e le urla di che si deve far sentire per comandare lo squadrone, mentre rauco il motore si spegne e si sente distintamente un lamento da quello che sembra essere la bocca dell’inferno.

Quell’odore e quel lamento. Sarà allora che un uomo qualunque comprenderà quanto nulla di questi uomini, dei loro sogni, delle loro speranze, delle loro sicurezze è restato affianco. Non sono frasi tanto per dir, frasi d’effetto, ha perso tutto. se va bene in quel male ci si ritrova con un vestito buono in mano, tutto quel che resta di te e della tua vita fra rivoli di fumo mentre immobile non sai shockato cosa ti aspetterà, cosa farai, come te la caverai e per quanto dolore trattenuto ci possa essere ce uno strazio che esce da uno sguardo assente, fisso spettatore immobile incapace….queste cose nessuno uomo dovrebbe mai sperimentare..l’impotenza davanti alle proprie piccole insignificanti sicurezze..non è un soffio di vento che ti porta via in un istante, e un terrore costante di gente che fugge, al sentire ballare la terra, anche fuori dalle tende poste nei campi aperti. ogni scossa e la perdita che si ripete e la frustrazione, la paura l’odio che non riesce ad uscire perché troppo impegnata a dilaniare il petto.

Le mani sporche di calce e di sudore, la firma che con il sangue hai lasciato fra queste rovine. Ma una voce chiama ed è il tuo nome, non ce più tempo per pensare è il momento di riprendere fiato e di tossire la polvere dai polmoni, un sorso d’acqua non è bastato a mandare giù ne la sete ne il silenzioso pianto. Un uomo in divisa non deve cedere, ma è così umano che trattenersi è un male. Così ad ogni passo, è sempre troppo grande quella fiamma che dal petto sale fino agli occhi; ed è cosi che ad ogni scossa, al solo pensiero di ciò che prima qui c’era, crollano vinti anche gli uomini e si commuovono.

Non lo fan vedere molti, si nascondono, altri sporcano gli occhi, danno causa alla polvere, si girano per non vedere quando possono, quando non devono, ma il dolore che qui si sente e tanto, e più le ricerche si fermano e si tranquillizza la situazione e più ci si rende conto che il tempo è in realtà passato e che indietro non si torna. questo dolore, come tanti altri nel tempo chi mai li curerà? ogni volta perdiamo tutto e ci si ritrova con sempre meno. l’unica consolazione è sapere che qualcuno e vivo ancora, che è uscito fra le nostre braccia.

Un bambino stringe forte fra le mani una divisa le sue lacrime unico segno che gli han scolpito il volto. Qui non esistono altri, perché gli altri siamo noi. ma non è ora il momento più pesante, e quando finito tutto si tornerà con la nostra esperienza la dove il mondo ci sarà cosi distante, alieno incomprensibile…se hai degli amici buoni e validi, un brav’uomo, una buona donna ti salvi un po…ma se sei solo e difficile tenere il ritmo in questo lavoro. berremo insieme forse per dimenticare l’impossibile o forse ce ne staremo tutti zitti per un po…forse c’è chi si licenzierà e scapperà per non rivedere ancora tutto quel dolore.

Ma se mai lo facesse scoprirebbe presto che sarebbe ancora più solo. No, non c’è cibo o minestra che tenga, fra lo scuotere della terra e tutto questo rassegnato spettacolo di vita e di morte, lo stomaco non riesce a tenere quasi nulla in corpo; la nausea sale ed ora voglio solo vomitare sperando di liberarmi per un istante da tutto questo mare di folla e di chiasso, di silenzio improvviso e di ricordi altrui sparsi fra la polvere. oh quanto vorrei essere al mare in una di quelle sere d’inverno, solo a faccia a faccia con quel tipo d’immensità; e non più con il terrore di sentir parlar ancora la terra.

La, su quella tenera sabbia, in cui affondare le dita delle mani senza aver mai paura di cadere. Là dove solo le onde frenate dalla sabbia son le uniche a muoversi mentre la terra resta stabile per ricordarti che di lei si, di lei ti puoi fidare.
Ma qui in questo lembo di terra sembra, ad ogni scossa, venir meno la sua promessa. Pare averci tradito un po tutti, chi più chi meno. Ho perso forse troppe volte il credo in lei e mi è costato caro ricrederci ancora.

Ma più vedo tutta questa gente, più vedo i loro occhi piangere, commuoversi e non mollare e più è evidente che forse infondo la terra non ci ha proprio traditi, forse si è solo distratta un pò. Ecco perché credo che tutti coloro che possono e ci sono a dare un aiuto, dal più piccolo, al più grande, sono infondo qui per lei, e per tutti loro perché non smettano mai di credere in ciò che più prezioso c’è. LA VITA!

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