Le Macroregioni: strumento di politica economica

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ANDREA OLIVA

IL Faro, ufficio Stampa esterno del Comando naz. le VV. F., ha già riscontrato le scelte della politica nazionale in fatto dell’annunciato rilancio dei territori. Lo scorso 20 giugno si è tenuto, presso la Sala Consiliare del Comune di Pescara,  l’incontro, promosso dalla Regione Abruzzo, inerente alla natura, al carattere e al paradigma amministrativo funzionale alla costituzione delle macro-regioni. Oltre ad una generosa rappresentanza degli organi amministrativi interessati, figurava, nella veste di relatore, il Professor Sabino Cassese, Giudice Emerito della Corte Costituzionale, il quale ha esposto fatti circostanziati a sostegno del progetto. La storia del regionalismo italiano trae origini dal remoto passato: i primi confini tracciati per simili agli attuali sono quelli dei presidi territoriali antico-romani, circoscritti per tipi etnici, linguistici ed economici. Su questo futuribile modello, nel 1861 vengono concepiti i compartimenti, delimitati, su medesimi criteri, a fini statistici, per il censimento del neonato regno d’Italia. Sui compartimenti di eredità ottocentesca si modellano le Regioni della Repubblica. Al di là della statistica, l’estensione del singolo territorio è decisa dalla ricerca di un equilibrio dinamico tra produzione interna e consumo: una regione autosufficiente, che sappia garantire anche un’eccedenza da esportare, significa la conservazione, alla micro-economia locale, di tutte le risorse, sia del prodotto interno, sia di quelle attratte dall’esterno. E’ quello che i matematici chiamano un “problema di massimo e minimo”: il miglior compromesso tra sforzo e risultato. I poligoni che delimitano o approssimano (quando non è piana) una superficie sono detti simplessi; il simplesso forma la materia della moderna geografia economica. Siccome i tempi cambiano, non si può credere che una soluzione ereditata dal passato continui a valere sempre e comunque, nell’attuale congerie economica. Le macro-regioni intervengono, dunque, a ridimensionare ed attualizzare le soluzioni sul territorio. Abbiamo già scritto che le sovrastrutture necessarie ad animare le vocazioni delle  cellule macro-regionali destano, al giudizio lucido, alcune perplessità. Le sovrastrutture in parola si riconoscono, ad esempio, nelle Zone Economiche Speciali (zone franche doganali riprodotte nelle macro-regioni), se non, piuttosto, nei Soggetti Aggregatori: gli equivalenti locali di una Centrale Acquisti a livello nazionale (quel che è la CONSIP), per la compravendita di beni del demanio pubblico. Le ragioni della perplessità discendono dal fatto che molta parte degli assetti di Stato, pensati nella contemporanea ottica liberale, sono, da tempo, al centro di importanti inchieste e dei collegati scandali.

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