Rete 5G: diciamola tutta

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ANDREA OLIVA

E’stato appena annunciato, dalle compagnie telefoniche, il prossimo avvio della rete di quinta generazione, o 5G, ed è subito allarmismo. Gli studi al riguardo parlano di una tecnologia “potenzialmente sicura”: frase che suona ambigua e controversa. Le autorità sanitarie sollevano perplessità, questo sì. Dobbiamo chiarire e, per farlo, serve un esempio. La Terra orbita intorno al Sole a velocità notevole; eppure noi non ce ne accorgiamo, perché ci stiamo ben piantati sopra, perché la corsa non si ferma mai e perché la scala, l’ordine di grandezza del fenomeno, è fuori dalla nostra portata. Spieghiamoci. Ce la farebbe una formica a percorrere “a piedi” la distanza tra Roma e Milano? No: neanche in tutta la vita. Per la formica, allora, avrebbe perfettamente senso pensare che, tra Roma e Milano, la distanza fosse infinita, perché coprire quella distanza non è cosa alla portata della formica. Siamo al punto: il nostro corpo reagisce all’esposizione ai campi elettromagnetici dei quali è in grado di avvertire l’effetto. Se la frequenza fosse molto alta, sempre, comunque e dovunque, noi non ce ne accorgeremmo, come non sentiamo camminare la Terra. E’ questo il principio che permette di definire la tecnologia 5G “potenzialmente sicura”: la nostra biologia non ha la capacità di accorgersi di frequenze stabili dell’ordine di 30GHz. Tale sarebbe, infatti, la frequenza a regime, cioè quando questa coltre elettromagnetica uniforme coprisse il pianeta. E in fase transitoria? Un cellulare dual-band lavora su frequenze dell’ordine di 1,8 GHz. Un forno a microonde, che fa vibrare le molecole d’acqua interne ai cibi, si attesta sui 2 GHz. Questa caratteristica dei cellulari (che lavorano appena al di sotto della soglia di “cottura”, e, soprattutto, hanno potenze di gran lunga inferiori a quelle di un forno) basta a farne strumenti di conversazione, ma non significa che possiamo abusarne. La frequenza di esercizio della rete 5G, in una prima fase, sarebbe comunque superiore ai 3 GHz. Anche a fronte di una potenza molto bassa, non ci è dato sapere quanto sia fondato il ritenere innocui gli effetti in transitorio, legati a frequenze d’interesse biologico.   

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