Lo sport paralimpico per superare confini e pregiudizi in tema di disabilità

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Andrea Dragone

Lo Sport non è soltanto assaporare la gioia del successo o l’agrodolce sapore della sconfitta, stimolo ad un sempre maggiore impegno; la pratica sportiva possiede un linguaggio universale: unisce le persone, avvicina culture e religioni, supera qualunque confine e pregiudizio.

Pregiudizi che da sempre hanno accompagnato i disabili , visti sempre con un occhio pietistico e un poco bigotto: lavorare per raggiungere un obiettivo, non arrendersi davanti alle difficoltà questo è il sentimento che unisce tutti gli sportivi del mondo; questo è ciò che mette allo stesso livello gli atleti normodotati con i cosidetti atleti disabili; atleti disabili che riescono a correre la maratona in 2 ore e 35 minuti, superano i due metri nel salto in alto e chiudono i 400 metri con tempi da finale olimpica.

Il movimento degli atleti paralimpici lentamente sta acquisendo sempre più rilevanza ed è ormai una realtà in forte ascesa nel mondo e in Italia.

Perchè lo sport paralimpico può regalare emozioni altrettanto forti: l’inno italiano “cantato” dalla nazionale di pallavolo femminile alla finale delle Olimpiadi sordomute, l’orgoglio della qualificazione degli azzurri nei mondiali di calcio per amputati, la creazione della prima squadra al mondo di pallanuoto per atleti disabili sono solo alcune delle storie che questa realtà ci ha regalato.

Emozioni donate senza chiedere nulla in cambio, viste le scarse sovvenzioni dalle federazioni di competenza, perchè lo Sport è l’occasione di gridare al mondo che non esistono scuse per arrendersi alle difficoltà.

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