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Diritto all’oblio: quando la rete uccide

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Diritto all’oblio: quando la rete uccide

http://www.studiocataldi.it/di Gabriella Lax

Si è tolta la vita ieri impiccandosi Tiziana Cantone,la giovane donna napoletana della quale, da oltre un anno, circolavano dei video hard diffusi in rete a sua insaputa. Drammatico epilogo per una vicenda che, proprio nei giorni scorsi, sembrava invece avere trovato una soluzione, almeno dal punto di vista giuridico.

Subito dopo la diffusione capillare dei video (prima su Whatsapp e poi su Facebook), la ragazza aveva iniziato una battaglia legale per far valere il diritto all’oblio con il quale la legge tutela appunto il diritto di una persona affinché non vengano divulgate notizie relative a vicende personali del passato che abbiano perduto il carattere dell’attualità.

 Il diritto all’oblio – Si tratta di una creazione della giurisprudenza che, con la sentenza dellaCassazione (numero 3679 del 9 aprile 1998), ha affermato che “Il diritto di cronaca può poi risultare limitato dall’esigenza dell’attualità della notizia, quale manifestazione del diritto alla riservatezza, intesa quale giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata, salvo che per eventi sopravvenuti il fatto precedente ritorni di attualità e rinasca un nuovo interesse pubblico all’informazione”.

Nel 2014 inoltre, la Cassazione con la sentenza n. 5525 della terza sezione civile, ha imposto l’aggiornamento delle vecchie notizie, rafforzando il diritto all’oblio al tempo del web (come nel caso di specie) inserendo un obbligo da parte delle aziende editoriali. In sostanza, se una notizia è conservata nell’archivio storico della testata ed è disponibile grazie ai motori di ricerca, il titolare dell’organo di informazione deve curarne l’aggiornamento. E a nulla vale, in questo caso, opporre il fatto che nel mare magnum di internet è possibile comunque reperire ulteriori notizie sull’argomento specifico.

In tema di diritto all’oblio, inoltre, la Corte europea dei Diritti dell’Uomoha dato una significativa risposta con la sentenza “Google” del 13 maggio 2014, causa C-131/12. Il colosso di Mountain View è stato condannato a rimuovere i link dopo alcuni anni in ragione del diritto all’oblio e la stessa situazione dovrebbe realizzarsi per gli archivi di tanti giornali online.

Il tragico epilogo e l’inchiesta

Tornando al caso di cronaca, Tiziana aveva avviato una battaglia legale per il diritto all’oblio. L’avvocato della donna, Roberta Foglia Manzillo, qualche giorno fa, aveva ottenuto dal tribunale di Napoli nord un provvedimento d’urgenza, ex articolo 700, con il quale si intimava a un social di eliminare post, commenti e contenuti multimediali sulla vicenda.Troppo tardi. Nonostante la giovane avesse avviato le procedure per il cambio di cognome, la diffusione capillare delle immagini, della sua foto, delle generalità sono state un peso troppo forte da sopportare. La donna inoltre, secondo la decisione del tribunale, paradossalmente, avrebbe dovuto anche pagare le spese processuali. Da un lato, infatti, il giudice le aveva dato ragione obbligando alcuni social all’immediata rimozione di video, post o commenti, condannandoli al pagamento delle spese per una cifra pari a 320 euro. Dall’altro, però le richieste erano state parzialmente accolte riguardo ad altri motori di ricerca e siti e Tiziana (considerata consenziente) avrebbe dovuto pagare circa 20mila euro di spese legali a cinque colossi del web.

Ora però non si parla solo di diritto all’oblio: la procura di Napoli ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio.

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