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Brexit, raccolte 2 milioni di firme in GB per un nuovo referendum Merkel: «Non bisogna essere cattivi»

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Brexit, raccolte 2 milioni di firme  in GB per un nuovo referendum  Merkel: «Non bisogna essere cattivi»

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La Cancelliera: «È Londra che deve fornire informazioni su come intende procedere
nel processo di uscita dall’Ue». A Bruxelles si dimette il commissario britannico.
Il presidente Juncker: «Voglio subito la richiesta di avvio dei negoziati»

Per Angela Merkel è il governo britannico che deve fornire informazioni su come intende condurre il processo di uscita dalla Ue. «Le trattative non possono durare in eterno ma tocca alla Gran Bretagna muovere i primi passi», ha detto la cancelliera tedesca. Poi ha precisato che i negoziati tra Londra e Bruxelles sulla Brexit dovranno svolgersi in un clima «buono ed obiettivo. Non c’è bisogno di essere cattivi».

La richiesta di un secondo referendum -Non si fermano gli irriducibili del «Remain», i sostenitori della permanenza di Londra nell’Unione europea. La petizione online per indire un contro-referendum sull’uscita di Londra dalla Ue ha raggiunto in poche ore e milioni di firme. La raccolta è stata lanciata per iniziativa di William Oliver Healey, privato cittadino sostenuto da un gruppo di parlamentari, e in poche ore ha mandato in tilt il sito Web della Camera dei Comuni. La petizione chiede ai deputati britannici di introdurre «una nuova norma per la quale, se il voto a favore di uscire o restare fosse al di sotto del 60%, con partecipazione minore del 75%, si dovrebbe convocare un altro referendum». Nel voto del 23 giugno i pro-Brexit hanno vinto con il 51,9% delle preferenze. L’affluenza, che pure ha segnato un record, è stata del 72%. Il Parlamento si è impegnato a «valutare» la questione. La Commissione sulle petizioni si riunirà martedì prossimo. Su petition.parliament.uk le firme aumentano di minuto in minuto. Possono partecipare solo cittadini britannici e residenti nel Regno Unito: la più alta concentrazione di firmatari nelle principali città, Londra in testa.

 L’amarezza di Juncker -«Questo divorzio non sarà consensuale». Non nasconde l’amarezza il presidente dela Commissione europea Jean-Claude Juncker all’indomani della decisione britannica di lasciare la Ue. E non fa sconti. Londra dovrà presentare «immediatamente» la richiesta di avvio dei negoziati sulle modalità d’uscita, ha dichiarato il numero uno dell’esecutivo comunitario in un’intervista alla tv tedesca Ard: «Non capisco perché il governo abbia bisogno di aspettare fino a ottobre per decidere se inviare o meno la lettera di divorzio a Bruxelles. Vorrei riceverla subito».

Il commissario Hill se ne va -Subito si è dimesso il commissario britannico a Bruxelles Jonathan Hill, responsabile della Stabilità finanziaria, dei servizi finanziari e del mercato unico dei capitali: l’uomo del premier David Cameron nella Ue. «Non credo sia giusto per me continuare come commissario come se nulla fosse accaduto, quindi ho reso noto al presidente Juncker che mi dovrei dimettere», ha dichiarato Hill confidando in «un ordinato passaggio di consegne». E Juncker accetta la decisione «con gran dispiacere», passando senza indugio il delicato portafoglio al lettone Valdis Dombrovskis, già commissario per l’Euro e il dialogo sociale.

«Lexit» -Proprio da Londra è partita un’altra petizione per staccare la capitale con 8,6 milioni di abitanti (per il 37% nati all’estero) dal resto del Paese e tenerla ancorata all’Europa. Cominciata come uno scherzo, è già un tormentone: «Lexit» come London Exit e Sadiq Khan, il sindaco di origini musulmane successore di Boris Johnson, presidente.

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