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Papa Francesco ad Amatrice E quella foto con noi vigili del fuoco

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Papa Francesco ad Amatrice E quella foto con noi vigili del fuoco

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«Non ha voluto clamore, ha tenuto fuori l’eccezionalità. Nei minuti che ha passato qui non ha mai dato l’impressione di essere il Papa, ma di essere un normale parroco, quasi uno di noi». Nelle parole di Marco Lucchesi, vigile del fuoco fiorentino che ieri mattina ha vissuto in prima persona la sorpresa della visita di Francesco nella zona di Amatrice, devastata dal terremoto, c’è ancora l’emozione dell’evento inatteso.

Lucchesi si occupa di ricerca documentale per il corpo ed è stato tra i primi a sapere dell’arrivo del pontefice. Nonostante questo non c’è stato molto tempo per prepararsi alla suo arrivo. «Il mio responsabile me l’ha detto mezz’ora prima che arrivasse, più o meno alle nove. Assieme ad alcuni colleghi — racconta Lucchesi — ci siamo mossi da dove abbiamo la base, vicino alla zona rossa ad Amatrice, sino al punto dove avremmo dovuto attenderlo». Minuti di incredulità e apprensione, seguiti dall’arrivo di tre automobili blu che i vigili del fuoco facevano fatica ad identificare come mezzi che trasportavano Francesco. Invece da una di queste, una golf blu, si è fatta spazio la sagoma bianca di Papa Francesco. «Appena arrivato ha chiesto dove fosse la scuola fatta ricostruire dalla Regione Trentino per ospitare gli alunni del paese. È ai giovani che voleva parlare: è entrato, si è fermato in una classe, poi si è trattenuto per pochi secondi con un responsabile dell’emergenza ed ha cominciato a cercarci con lo sguardo».

L’attenzione del pontefice si è quindi spostata sui vigili del fuoco, simbolo della lotta drammatica per cercare di preservare la vita nei momenti tragici che hanno seguito le scosse della notte del 24 agosto scorso. «Ha detto proprio “adesso voglio fare una foto con i vigili del fuoco” — spiega ancora Lucchesi con trasporto — e ci ha ringraziati. Ricordo esattamente le parole che ci ha detto, non potrò mai cancellarle: “Prego perché voi non lavoriate mai, perché so che il vostro intervento avviene nel dolore”. Poco dopo ci ha chiesto di accompagnarlo nella zona rossa senza essere seguito da giornalisti e telecamere: è stata una grande emozione».

Il blitz di Francesco è stato talmente improvviso che nei due campi per gli sfollati allestiti dalla Regione Toscana poco fuori dal paese, a Musicchio e Cornillo Nuovo, la notizia della visita è arrivata mentre il pontefice era già a Amatrice: «Peccato, — dice Sergio Braschi, responsabile di turno dei due campi — non c’è stato il tempo né per noi soccorritori, né per gli sfollati, di andare in paese per vederlo. Sarebbe stato bello, soprattutto per chi è nostro ospite».

Come ogni mattina, due squadre, una per ogni campo, si sono recate nel centro per l’approvvigionamento del materiale necessario a portare avanti le tendopoli: «Quando sono rientrate, mi era appena arrivata la notizia di Papa Francesco e ho chiesto se l’avessero visto. Ma a nessuno delle due squadre — sorride Braschi — è capitato di incrociarlo. Non se ne sono neppure accorti. Non si può certo dire che siano stati fortunati».

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