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I pompieri palestinesi e israeliani, insieme contro le fiamme

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I pompieri palestinesi e israeliani, insieme contro le fiamme

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RAMALLAH Majd non era mai stato dall’altra parte, dove il padre ha vissuto fino a ventinove anni fa per poi essere espulso, arabo e comunista. Così quando il comandante ha chiesto se c’erano volontari, Majd ha risposto «io», sua madre al telefono l’ha incoraggiato «è giusto, fai il tuo dovere», suo padre gli ha ordinato di non andare. «Non l’ho ascoltato. A bruciare era anche la casa dov’è cresciuto, dovevo proteggerla». È salito con altri quaranta pompieri palestinesi sugli otto camion in partenza da Ramallah e nella notte è arrivato sulle colline attorno a Gerusalemme.

Spalla a spalla con gli israeliani, in fila uno dietro l’altro a sbrogliare le pompe dell’acqua, accompagnati da un ufficiale dell’esercito che questa volta li scortava come alleati. I primi a essere stupiti sono stati i pompieri israeliani, hanno visto arrivare gli uomini della Protezione civile palestinese, i caschi gialli, le divise blu e quella bandiera cucita sulla spalla. Così stupiti da celebrare con gli autoscatti l’incontro di una settimana fa, le facce sporche di fuliggine, il flash dei telefonini che illumina la notte dove non arriva il rossore delle fiamme. «Abbiamo lavorato vicino a una centrale elettrica — racconta Majd —, per impedire che venisse raggiunta dal fuoco. Sapevamo che dentro erano rimasti intrappolati i tecnici, almeno una decina. Quando siamo riusciti a liberarli, ci hanno abbracciato e ringraziato». Altre brigate inviate dall’Autorità sono intervenute contro gli incendi che hanno circondato la città di Haifa, 70 edifici e 500 appartamenti sono stati danneggiati e sono ancora inabitabili.

Youssef Nasser dice di non essere un politico, anche se ha passato con Yasser Arafat i mesi dell’assedio israeliano, fino alla morte del raìs nel novembre di 12 anni fa. Del leader palestinese è stato il pilota personale, prima che i tre elicotteri in dotazione restassero intrappolati nella Striscia ad arrugginirsi per la salsedine. Da due anni comanda la Protezione Civile ed è stato lui a organizzare i gruppi. «La nostra missione è proteggere i civili. Combattere insieme i disastri offre speranza». Il governo israeliano è convinto che almeno una ventina di incendi sia opera di «piroterroristi», accusati sono gli arabi israeliani che vivono nel Nord del Paese (il 10% dei 280 mila abitanti di Haifa) o i palestinesi. «Assurdo, le fiamme non rispettano le frontiere — dice Majd —. I due popoli vivono stretti uno all’altro. Perché un palestinese dovrebbe rischiare di bruciare il suo villaggio?».

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