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Roma, Capitale del lavoro povero In picchiata redditi e occupazione

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Roma, Capitale del lavoro povero In picchiata redditi e occupazione

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Poco lavoro «giovane», molto sommerso «straniero», redditi in picchiata e illegalità in ascesa, un cono d’ombra da 7,7 miliardi di euro che si espande sfruttando le maglie larghe del controllo da parte delle istituzioni. C’è un dossier che da sette mesi sta in Campidoglio sulla scrivania di Raggi, «regalo» di inizio mandato da parte della Cisl.

E’ della Rur — Rete urbana delle rappresentanze, un centro di ricerca economica e territoriale —, e fotografa la situazione di Roma in una crisi che non si arresta, che in un decennio ha disgregato i poli d’attrazione della città come turismo e ristorazione trasformandoli in punti critici.

Un trend complessivo che in queste settimane spinge colossi come Sky, la Rai o gli Internazionali di tennis a pianificare la fuga da una Capitale che non rispetta gli standard infrastrutturali delle dirette concorrenti.

Quindi non Milano che pure ha un piano di sviluppo digitale all’avanguardia, ma le altre metropoli europee. «La sensazione diffusa è che negli ultimi anni Roma sia divenuta sempre più una Capitale dei piccoli lavoretti», dice lo studio che traccia la preoccupante flessione del rapporto qualità-quantità del lavoro.

Uno spunto, finora non raccolto, affinché l’amministrazione riuscisse perlomeno ad arrestare il galoppo della crisi. Del resto in dieci anni il crollo è stato verticale: la disoccupazione è passata dal 7,3% del 2005 al 10,7% del 2015, e la differenza la fa il «drastico ridimensionamento del lavoro giovanile» cui l’incremento del lavoro sommerso fa da sinistro contraltare.

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