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Femminicidio. La moje de Proietti, “er cravattaro”. Di Max Porena

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Femminicidio. La moje de Proietti, “er cravattaro”. Di Max Porena

Quando Edoardo De Angelis scrisse la bellissima canzone “Lella” -stiamo nei primi anni Settanta – non si parlava di “femminicidio”, ma le donne venivano ammazzate comunque. Anche se la canzone non si riferisce a un fatto realmente accaduto, bensì nasce dalla creatività artistica dell’autore, racconta di una donna uccisa dal suo amante. Un caso di femminicidio.

Sgomberiamo il campo da possibili errori, per femminicidio si intende l’uccisione di una donna in quanto tale, ovvero: uccisa perché donna. Sotto questo neologismo/ombrello si raccolgono una serie di omicidi, i più frequenti sono quelli legati alla sfera sentimentale. La storia è sempre la stessa; una relazione che finisce e la reazione, per l’incapacità di accettarne la conclusione, da parte del partner. In molti casi vengono coinvolti altri soggetti, spesso i figli, perché la furia è incontrollabile.

Dall’inizio dell’anno sono state uccise 58 donne, una ogni tre giorni; responsabili dei delitti, nella maggioranza dei casi, l’ex marito/compagno, poi gli amanti, infine gli uomini infatuati ma non corrisposti, i cosiddetti spasimanti.

A Roma, il caso balzato alle cronache è quello di Sara, ritrovata uccisa e bruciata alla periferia sud della città, per quell’omicidio è accusato il suo ex fidanzato. Rileggo ciò che ho scritto “il suo ex fidanzato”, ecco l’errore! “Suo” = aggettivo possessivo, sbagliato. Errore non grammaticale, ma concettuale: perché usare l’aggettivo possessivo in questa frase? Posso scrivere, tranquillamente, “la mia macchina”, “il mio profilo Facebook”, “la sua arte”, “i tuoi occhi”. L’aggettivo possessivo descrive un qualcosa che ti appartiene, che è tuo, riferito alle persone, proprio perché non esiste il principio di appartenenza, ha un campo di azione limitato. Posso dire “mia madre” o “mio nonno”, in quel caso è corretto perché il legame è sancito dalla biologia, ma un estraneo alla mia famiglia, una donna che ho conosciuto quattro anni fa, non può avere con me nessun legame biologico.

Cosa significa “la mia ragazza”? Niente, sostanzialmente niente, è una frase semanticamente contorta. Eppure, la relazione sentimentale si fonda sul senso del possesso. È così in quasi tutte le culture, se poi aggiungiamo la componente religiosa il quadro è completo (“Finché morte non ci separi”). A rafforzare questo schema tutta la simbologia creata un po’ per il mercato, un po’ per tradizione. Prima si incidevano cuori sugli alberi, con tanto di iniziali e scritta “for ever”, adesso si preferisce andare in ferramenta a comprare un lucchetto per deturpare un ponte.

Cambia la forma, ma non il contenuto. Cambiano le leggi, ma non la cultura.

Dibattiti, programmi tv, libri, iniziative politiche. Niente, il terreno intorno alla figura femminile resta minato, un passo sbagliato e boom.

Ps. Siamo nel 2016.

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