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Fondo, Sartori: non serve la caserma dei pompieri

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Fondo, Sartori: non serve la caserma dei pompieri

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«Non mi sembra vi sia molta attenzione al mondo dell’economia, e del settore produttivo in particolare. Qui vediamo un comune che investe sostanze ingenti su una nuova caserma per i Vigili del fuoco e che non dà risposte al mondo artigiano. Non siamo convinti di quanto sta avvenendo, anzi siamo decisamente perplessi».

A sostenere questa tesi è Luigi Sartori, titolare di Sartorilegno, ex amministratore comunale (anche assessore all’artigianato) nell’era di Bruno Bertol, ex presidente di valle dell’Associazione artigiani (ora presidente nella stessa del settore imballagisti), presidente dei quella Bioenergy nata su spinta pubblica ma ora al 95% privata (lui ne è il maggior azionista). «Se guardiamo altrove, vediamo cose simili. Vedi la Rizzoli (fabbrica di fornelli a legna, ndr) che a Cavalese non ha trovato spazi per ampliarsi, si è spostata di pochi chilometri, in Alto Adige, e lì ha trovato spazi, agevolazioni fiscali, sostegno, perché dà lavoro, si amplia, assume dipendenti».

 Luigi Sartori non ce l’ha con i vigili del fuoco. «Lo sono stato anch’io – ricorda -. Trovo però assurdo che si costruisca una caserma per Fondo, mentre sarebbe più logico pensare ad una struttura dell’alta valle, che dia risposta a vari corpi, al Soccorso alpino, a tutti i soggetti del volontariato di questo tipo. Da un lato si spinge per la fusione dei comuni, dall’altro non si guarda ad unire le forze garantendo risparmi e maggiore efficienza. Quand’era sindaco Remo Bonadiman avevo proposto all’amministrazione di ampliare l’area artigianale, garantendo ampliamento a chi vi si trova, e creando possibilità di nuovi insediamenti, dato che a Fondo di artigiani ce ne sono una sessantina. Mi è stato risposto che non era possibile, perché il comune doveva coprire il 20% della spesa per la nuova caserma dei Vigili del fuoco, che sta andando ora in appalto: 3 milioni solo di lavori a base d’asta, più tutto il resto. Così io stesso, che avevo bisogno di nuovi spazi, ho dovuto trasferire parte delle lavorazioni in Rotaliana».

 Con pensieri di trasferimento dell’intera azienda? «No – dice Sartori – A Mezzolombardo c’è solo lavorazione (confezionamento pallets e simili, ndr), con una decina di addetti, la segheria e la sede centrale (altri 40 dipendenti) rimangono qui. Troppo oneroso spostare la segheria, un investimento che non intendo affrontare. Ma sarebbe quanto meno opportuno che a quest’area artigianale, che è la più brutta dell’intera valle di Non, fosse dato un po’ di decoro. Il Comune non ci ha investito un euro, da quando è stata aperta. Non è stato messo a dimora un solo alberello, eppure solo la mia azienda paga 70 mila euro l’anno di Imis. Pensare che per il mutuo acceso per il capannone pagavo 56 mila euro l’anno. Finito quello ho iniziato a pagare l’Imis: 70 mila euro a perdere, senza riscontro. Ora mi dicono che devo farmi una vasca antincendio perché il comune non garantisce acqua a sufficienza… e quei 70 mila che li paghiamo a fare? Tenendo presente che lo stesso discorso vale per le altre realtà qui insediate».

 Sartori ha da ridire anche sulla dislocazione della caserma dei Vigili del fuoco. «Nell’ex stazione dei pullman di Trentino Trasporti. Un’area in centro abitato, naturale area di espansione residenziale. Non mi sembra una grande idea. Mentre qui, in area artigianale, il comune vende il magazzino comunale. Così come ha venduto l’area destinata al parcheggio di autotreni, che in un’area artigianale è necessario, non per noi che abbiamo i nostri spazi, ma per il malcapitato autista che arriva di notte ad azienda chiusa. E così come è stata venduta un’area adiacente, sulla statale, io avevo suggerito che vi nascesse un punto ristoro. Solo dalle nostre aziende ci sarebbero una cinquantina di utenti ogni giorno, oltre a quelli in transito. Neppure preso in considerazione. Come non lo sono state le richieste di adeguamento della viabilità dell’alta valle, da decenni disastrosa».

Fine dello sfogo. «Sperando che ci sia qualche risposta – conclude Luigi Sartori – Senza farsi troppe illusioni, in merito».

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