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Foto recupero dei rottami. Ustica, a 36 anni dalla strage nessuna verità

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Foto recupero dei rottami. Ustica, a 36 anni dalla strage nessuna verità

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Strage di Ustica, un altro anniversario senza la verità: il trentaseiesimo. Il 27 giugno del 1980 sono da poco passate le nove di sera quando il volo DC-9 dell’Itavia, decollato dall’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna e diretto a Palermo, scoppia in volo e si abissa nelle acque al largo fra le isole di Ustica e Ponza. L’ultimo contatto radio con il pilota è delle 20.59. Da quel momento solo il silenzio. Nell’incidente muoiono 81 persone. Un «mistero italiano», verrà ribattezzato più tardi, rimasto ancora senza spiegazioni.

Cedimento strutturale, bomba a bordo, un missile che colpisce il velivolo o la collisione con un aereo militare: sono almenoquattro le ipotesi su cui in questi anni si è concentrato il lavoro degli inquirenti. Ma le indagini – complici false dichiarazioni e depistaggi – non hanno mai portato all’individuazione delle cause né hanno mai fatto chiarito eventuali responsabilità. Una strage, dunque, ancora senza colpevoli. E sulla quale aleggiano ombre e «opacità persistenti», come le ha definite il presidente della RepubblicaSergio Mattarella in un telegramma diffuso dalla presidente dell’ Associazione parenti delle vittime , Daria Bonfietti.

In questi decenni commissioni parlamentari, inchieste giornalistiche e giudiziarie hanno cercato le cause di quella sciagura: un cedimento, un attentato o un complotto internazionale? Ancora non è chiaro. Sta di fatto che il DC-9 rimase inabissato a più di 3.700 metri di profondità fino al 1987, quando Giuliano Amato, all’epoca ministro del Tesoro, stanziò i fondi per il recupero del relitto: recupero che venne completato nel 1991. Da allora i resti dell’aereo sono conservati al Museo per la memoria di Ustica, a Bologna, dove anche quest’anno i familiari delle vittime si sono riuniti per ricordare la strage e invocare «trasparenza» su quanto accadde quella notte.

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