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Fuochi letterari, culinari e criminali. Massimo Venanzetti

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Fuochi letterari, culinari e criminali. Massimo Venanzetti

di Max Porena

Estate 2017, quella che sarà ricordata come una delle stagioni più “roventi” del secolo; non tanto per le temperature, che sono nella media, ma per gli  incendi che si sono sviluppati in ogni parte di Italia. Roma, soprattutto nella zona sud, è una delle città più colpite. Ne sanno qualcosa i nostri amici Vigili del Fuoco, sempre pronti ad affrontare le tante emergenze, oramai quotidiane.

Sicché, tra un volo di Canadair, che mi passa sulla testa, e l’odore acre che arriva dalla pineta di Ostia, mi immergo nella mia lettura del libro che ho portato con me sotto il gazebo: “Nerone” , ultimo lavoro di Massimo Venanzetti, edito da Sovera. Risalta, subito la strana analogia tra ciò che sto leggendo  e quello che accade. Anche un bambino delle Isole Faroe assocerebbe il nome dell’imperatore romano al grande incendio che distrusse la città nel 64 d.C. Nerone, il piromane più famoso della Storia.

Grazie ai social è possibile vedere le prime immagini di Castel Fusano violentata dalle fiamme, ritorna alla memoria il disastro del 2001. ci vorranno cinquant’anni per rivederla come era, bastardi.

Sin dalle prime pagine del libro Venanzetti descrive in modo diverso la figura di Nerone: lo presenta come un ragazzo incompreso, un figlio vittima della personalità della madre, sembra quasi lo protegga dalla sua triste fama, quella di piromane. Ma come un ragazzo maltrattato dalla Storia? I piromani sono dei criminali. Metto il segnalibro mentre passa l’ennesimo Canadair, rifletto sul significato degli incendi, perché tanta attrazione nei confronti delle fiamme. Ricordo alcuni studi universitari sui rituali legati al fuoco; la psiche umana è catturata dal fuoco. Del resto, il mistero del fuoco è legato al mistero della presenza umana nel mondo, il fuoco come inizio di tutto –del resto il fuoco è connesso al Sole -come la vittoria contro la notte, ma anche come elemento apotropaico, il fuoco che cuoce gli alimenti, quello che Prometeo rubò a Zeus, il fuoco come segnale di passaggio o purificatore. Insomma, la vita dell’uomo è legata al fuoco.

Quella notte tra il 18 e il 19 luglio l’incendio iniziò dalle parti del Circo Massimo, nella zona sud, quella che adesso è via dei Cerchi. Durò sei giorni, le fiamme devastarono la città. Sui libri c’è scritto che la colpa fu di Nerone anche se lui nega. Sì, l’ha detto a Venanzetti che lo ha incontrato nel suo romanzo: quel ragazzo era innamorato di Roma e non avrebbe mai dato l’ordine di distruggerla, tra l’atro quella notte si trovava ad Anzio.

Nerone aveva uno spirito sensibile, amava l’arte, la musica, l’architettura, una personalità lontana dal piromane che oggi (che è proprio il 18 luglio, strana coincidenza) ha incendiato a uno dei polmoni romani, la pineta di Ostia, dove i fuochi sono stati accesi in più punti, probabilmente un’azione studiata, c’è la paura di rimanere intrappolati in un cerchio di fuoco, per questo alcuni abitanti stanno lasciando le proprie abitazioni, proprio come avvenne quella notte del 64 d. C.

 In quel caso Nerone cercò di aiutare i suoi concittadini, organizzò dei centri di raccolta, ospitò il popolo nei giardini privati, e questo gli costò le antipatie dei senatori. Questo ha confidato a Venanzetti, lui non è il piromane di Roma.

E’ quasi sera, chiudo il libro, sistemo il gazebo e preparo il barbecue (tanto per stare in tema) per la cena. Mi chiama un amico:”Arriverò più tardi. Sono bloccato, sulla Colombo c’è un casino, non puoi capire…”

Infatti, continuo a non capire. Perché bruciare la pineta? E infine: Nerone era un genio incompreso?

 

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