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Il Comune di Amatrice querela Charlie Hebdo

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Il Comune di Amatrice querela Charlie Hebdo

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Ancora non si sa se il sisma abbia gridato “Allah akbar” prima di tremare». Immediate erano scattate le reazioni sui social. L’hashtag #JeSuisCharlie è stato sostituito da #JeNeSuisPasCharlie: tanti gli indignati, anche se qualcuno ha ricordato il sostegno a Charlie Hebdo dopo l’attacco alla redazione del settimanale, rivendicando la libertà di stampa anche per la satira. «Ma come si fa a fare una vignetta sui morti! Sono sicuro che questa satira sgradevole e imbarazzante non risponde al vero sentimento dei francesi», aveva sbottato Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice. «Ben venga l’ironia, ma sulle disgrazie e sui morti non si fa satira: sapremo mostrare come il popolo italiano sia un grande popolo, lo è stato nell’emergenza e lo sarà nella ricostruzione». Investita dal tornado di polemiche, Charlie Hebdo ha pubblicato un’altra vignetta sul suo account Facebook, firmata dalla disegnatrice Coco. In primo piano una persona sotto le macerie: «Italiani… non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, è la mafia!».

«Non è necessario passare alle azioni giuridiche, bisognerebbe `satirizzarci´ su». Questo il commento di Mario Cardinali, direttore della storica rivista umoristica “Il Vernacoliere”, in merito alla notizia della querela per diffamazione aggravata contro la rivista “Charlie Hebdo”. «Sarà interessante seguire gli sviluppi della vicenda – prosegue Cardinali – perché con la satira siamo sempre nel campo del divenire e questo episodio potrebbe fare scuola. Non ne capisco la motivazione, tutto va contestualizzato. La faccenda dipende dalle interpretazioni, poi andrebbe ricordato che la satira riguarda le circostanze del terremoto e non i morti».

Difesa del Varnacoliere – Secondo il direttore del mensile livornese, la vignetta era «senza dubbio dedicata alla situazione italiana, all’italianità più che alle vittime: il senso era `fate tutto al sugo, anche i morti´. È ben diverso dal significato che aveva la vignetta di Der Spiegel nel 1997, con una pistola che faceva da `condimento´ a un piatto di spaghetti. In questo caso mi sembra che ci fosse un po’ di spocchia razzista, che restava comunque nel campo della satira».

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