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Il rinnovamento pittorico dei Macchiaioli al Chiostro del Bramante. Di Ariela Bozzaotra

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Il rinnovamento pittorico dei Macchiaioli al Chiostro del Bramante. Di Ariela Bozzaotra

Al Chiostro del Bramante la mostra “I Macchiaioli. Le collezioni svelate” propone per la I° volta al pubblico numerosi capolavori dei Macchiaioli, il movimento pittorico più importante dell’800 italiano, che a partire dal 1855 ha determinato un radicale rinnovamento dei contenuti e dell’estetica della pittura nazionale. La rassegna, a cura di Francesca Dini, è patrocinata dall’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Roma, è prodotta e organizzata da Dart Chiostro del Bramante con Arthemisia Group. E’ stata volutamente data alla kermesse un’insolita chiave di lettura: svelare l’opera dei Macchiaioli attraverso il collezionismo privato, che sostenne e divulgò questo movimento pittorico rivoluzionario lungo i primi decenni del 900. Sullo sfondo della Firenze a cavallo tra 800 e 900, la città ridisegnata dall’architetto Poggi in costante e graduale espansione verso la campagna, matura l’attività dei Macchiaioli. Sopravvivono alla loro epoca e superano il secolo solo Banti, Fattori, Borrani; Signorini morì nel 1901. Ciò nonostante il messaggio pittorico dei Macchiaioli sopravvive nel tempo grazie ad alcuni imprenditori e intellettuali attratti dalla bellezza senza tempo dei loro quadri. Sono in mostra oltre 110 dipinti dei Macchiaioli provenienti da cospicue collezioni di grandi mecenati dell’epoca, accomunati dalla passione per la pittura. Erano per lo più imprenditori e uomini d’affari, che spesso acquistavano i dipinti dai loro amici per sostenerli economicamente, quando non erano gli stessi amici Macchiaioli a donare loro le loro opere. I dipinti dei Macchiaioli, un tempo parte delle collezioni di Cristiano Banti, Diego Martelli, Rinaldo Carnielo, Edoardo Bruno, Gustavo Sforni, Mario Galli, Enrico Checcucci, Camillo Giussani, Mario Borgiotti, sono poi confluiti in collezioni private successive. Il percorso espositivo è scandito in 9 sezioni, ciascuna intitolata al nome dell’originario collezionista. Sono esposte opere di Signorini, Zandomeneghi, Fattori, De Nittis, Banti, Borrani, Ghiglia, accanto a dipinti tra 800 e 900 ispirati alla poetica dei Macchiaioli. Importante la presenza di “ Il ponte vecchio a Firenze” (1878) di Signorini, non più visto da decenni e recuperato sul mercato inglese da Borgiotti. Viene così dipanato l’intero universo pittorico dei Macchiaioli – i temi, i contenuti, i personaggi – sullo sfondo del clima storico in cui nacque.

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