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Intervista a Carmelo Barbagallo Segr. Generale UIL. Di Max Porena

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Intervista a Carmelo  Barbagallo Segr. Generale UIL. Di Max Porena
  •  Il Governo ha annunciato provvedimenti drastici contro i cosiddetti fannulloni: ora, potranno essere licenziati più facilmente?

  • Le norme per la sospensione e l’eventuale successivo licenziamento dei cosiddetti fannulloni, in realtà, già esistono da tempo. Spesso, però, non vengono applicate poiché i dirigenti che devono avviare il procedimento potrebbero essere chiamati personalmente ed economicamente a risponderne nel caso in cui l’accusa si rivelasse infondata. Questa non può essere una giustificazione. Tuttavia, basterebbe apportare qualche modifica al punto in questione per ottenere una maggiore efficacia e operatività dei provvedimenti vigenti.

  •  Qual è la posizione della Uil su questa vicenda?

  •  I dipendenti pubblici infedeli non solo assumono comportamenti indisciplinati o illegittimi, ma sono anche ladri della dignità dei milioni di dipendenti pubblici che, ogni giorno, si mettono al servizio del nostro Paese e che, spesso, devono sobbarcarsi anche il lavoro di chi si assenta. È giusto, dunque, sospendere i fannulloni e, se colpevoli, licenziarli, chiedendo conto anche ai dirigenti e ai politici che non hanno vigilato. Cacciare dalla P.A. questi soggetti – che, secondo alcuni studi, rappresentano il 2% dell’intera platea – è un atto dovuto verso tutti gli altri dipendenti pubblici e verso tutti cittadini. Ecco perché la Uil si costituirà parte civile contro i fannulloni. Non vorremo, però, che questa vicenda si trasformasse in una sorta di alibi per il Governo.

  • In che senso?

  • Al Governo chiediamo altrettanta solerzia nel rinnovare i contratti. Oltre tre milioni di lavoratori attendono ormai da più di 6 anni di ottenere questo diritto: per il mancato rinnovo hanno già perso, mediamente, 3mila euro e, per i tagli subiti, hanno visto ridurre i loro stipendi di circa il 10%. Una condizione, questa, ingiusta e ormai insostenibile.

  • Alcuni giorni fa, Cgil, Cisl, Uil hanno approvato all’unanimità un documento sul sistema delle relazioni industriali e sul nuovo modello contrattuale. È anche un bel segnale nella direzione dell’unità sindacale?

  • Giusto. Un anno fa sarebbe stato impensabile che gli Esecutivi di Cgil Cisl Uil potessero approvare all’unanimità un documento su tali argomenti. Io continuo a insistere su questo punto: mi sto battendo per costruire la nuova Federazione unitaria e mi auguro che si riesca a raggiungere l’obiettivo. Intanto, abbiamo approvato unitariamente il nuovo modello sulle relazioni industriali. Per quanto ci riguarda, siamo partiti col piede giusto. Abbiamo inviato il documento alle parti datoriali. Noi partiamo sempre dalle proposte e dal dialogo. La finiscano, però, di dire che siamo in ritardo: loro sono in ritardo, si seggano al tavolo e discutano con noi.

  • Ci sono le condizioni per giungere a un’intesa con la parte datoriale?

  • Nella nostra proposta ci sono tutte le opportunità per far crescere la produttività, i salari, l’occupazione e il Paese. Se si vogliono cogliere questi aspetti, noi siamo pronti. Se invece si vuole fare da sponda a disegni liberisti per mettere i lavoratori sotto tutela degli imprenditori, non sempre e non tutti illuminati, non siamo d’accordo.

  •  Il Governo ha parlato della necessità di introdurre il salario minimo per legge. Che ne pensa?

  • Non c’è bisogno di un intervento sul salario minimo. Confidiamo nel fatto che il Governo non si intrometta in questioni che riguardano le parti sociali.

  • Qual è il giudizio della Uil sul Jobs Act?

  • Non si discute l’intenzione, apprezzabile e condivisibile, di puntare con questo provvedimento a una crescita dell’occupazione e, soprattutto, a una riduzione della precarietà, ma gli effetti sono stati decisamente limitati se rapportati allo sforzo economico messo in campo e, quindi, alle risorse destinate all’operazione. Abbiamo assistito a una sorta di “riciclaggio” dei posti di lavoro già esistenti piuttosto che alla determinazione di vera e propria occupazione aggiuntiva, stabile e definitiva. Dunque, i primi segni positivi ripetutamente magnificati dai fautori del Jobs Act sono poco significativi, non così rilevanti e, nel medio periodo, probabilmente non ripetibili.

  •  Cosa bisognerebbe fare, allora, per creare buona e stabile occupazione?

  •  La verità è che per creare occupazione servono, innanzitutto, investimenti produttivi pubblici e privati e su questo fronte, sia in Italia sia in Europa, siamo fortemente in ritardo. Anche una politica contrattuale e salariale espansiva, improntata alla crescita, può rivelarsi utile a generare nuova occupazione. Un lavoratore con un potere d’acquisto più elevato, infatti, può contribuire alla crescita dei consumi consentendo, così, alle nostre aziende che operano per il mercato interno di mantenere stabile o, addirittura, accrescere la propria forza lavoro. Questi sono gli aspetti economici e di sistema su cui sarebbe bene intervenire, perché è così che si genera occupazione e ricchezza. Purtroppo, per creare lavoro non basta una legge.

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