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Italia leader in trapianti e donazioni di organi, ma è deficit di cuori

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Italia leader in trapianti e donazioni di organi, ma è deficit di cuori

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Aumentano i trapianti di organi in Italia. Il Paese adesso può vantare il primato a livello continentale, un traguardo importante che però non deve trarre in inganno. Nello Stivale, come nel resto d’Europa, c’è ancora tanto da fare per migliorare una situazione non certo definibile rosea.

Da un rapporto del Cnt (Centro nazionale trapianti), emerge la leadership italiana in Europa. Nel nostro Paese sono stati eseguiti 3.268 trapianti, contro i 3.002 del 2015, e il totale dei donatori d’organi è stato di 1.260, contro i 1.165 dello scorso anno. La principale novità riguarda le donazioni da vivente, che già nel 2015 avevano registrato un incremento del 20,4% rispetto al 2014.

Numeri importanti dunque se rapportati al recente passato e soprattutto nel momento in cui vengono comparati con quelli degli altri Paesi dell’Unione Europea. Da qui a “brindare” per poco più di tremila trapianti però ce ne passa. Il problema è tanto annoso quanto spinoso, perché riguarda la cultura di un popolo. Là dove la domanda supera l’offerta c’è ben poco da festeggiare, lo insegna l’economia di base. Se il “prodotto” in questione è il salvataggio di vite umane, si comprende la prudenza nell’analizzare una crescita sì positiva, ma troppo lieve per essere celebrata.

Secondo Giuseppe Piccolo, coordinatore regionale trapianti della Lombardia, il cammino dei trapianti appare “un po’ claudicante, perché la gamba più forte è quella sociale mentre quella sanitaria appare ancora debole”. Per questo, ha precisato, “l’obiettivo è quello di considerare la donazione di organi e tessuti come un’attività sanitaria di cui sono responsabili le direzioni degli ospedali, nel contesto di programma regionali e nazionali ben definiti”.

Come ricorda La Stampa, particolare attenzione merita il cuore, organo di cui c’è enorme necessità: oggi sono una trentina i pazienti piemontesi costretti a ricorrere al cuore meccanico, che tra l’altro ha costi molti elevati per il sistema sanitario, data l’indisponibilità di organi da trapiantare. Non a caso, il rapporto tra donazioni e necessità di donazioni è di uno a quattro.

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