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La globalizzazione: integrare meglio le diversità

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La globalizzazione: integrare meglio le diversità

 Massimo Marzi

Questo mondo, ogni giorno, è testimone e ci manifesta grandissime disuguaglianze.

La globalizzazione porta prepotentemente sotto gli occhi di tutti incredibili diversità esistenziali e sociali tra le varie culture spesso radicalmente lontane e incompatibili con una condizione di serenità condivisibile.

La comunicazione planetaria supportata dai moderni media e soprattutto dalla straordinaria diffusione di internet, evidenzia a molti l’inaccettabilità di condizioni di vita così estremamente diverse, contraddittorie, incompatibili e frequentemente portatrici di conflitti.

La presa di coscienza di tali dolorose diversità induce i più disagiati, spesso disperati, a tentare esodi, viaggi della speranza verso i Paesi più accoglienti dove immaginare di costruire una vita migliore.

Siamo diventati ormai più di 7 miliardi di abitanti; poche popolazioni agiate, tante altre nazioni che vivono alle soglie della sopravvivenza, che lottano con la fame e le malattie, cercano di arginare la morte nel disagio quotidiano in condizioni disumane.

Gli stati del mondo sono oltre 200 e noi abbiamo numericamente, come italiani, una piccola rilevanza nel pianeta con circa 60 milioni di abitanti sul territorio nazionale,   costituiamo meno dell’1% della popolazione mondiale.

Ma siamo fortunati perché abbiamo conquistato un progresso, un posizionamento di tutto rilievo: su questo pianeta abbiamo il privilegio di essere tra i primi 10 Paesi, economicamente più sviluppati.

La potenza economica, tuttavia, non è l’unica misura di un vero progresso. Anche da noi esistono delle situazioni molto difficili, con circa 5 milioni di italiani che vivono ogni giorno nella povertà assoluta (sotto la soglia di parametri economici minimi) dimenandosi nelle difficoltà e nel disagio, abbandonati e dimenticati da un sistema iniquo, cinico ed indifferente.

Dobbiamo impegnarci tutti di più per il BENE COMUNE.

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