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La loro voce – Carla Zorzetti – La mia odissea – vedova di un vigile del fuoco

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La loro voce – Carla Zorzetti – La mia odissea – vedova di un vigile del fuoco

IMG_1619Vedova di un vigile del fuoco che prestava servizio presso il commando di napoli deceduto,dieci anni fa, a soli 44 anni in seguito di malattia incorsa per causa di servizio riconosciuta,cancro ai polmoni e linfonodi.

Lasciando una bambina di soli 4 anni ai tempi non ho potuto godere del giusto tempo per poter attutire e superare il grande dolore per la morte del mio giovane marito perche’ e’ stato subito tempo di rimboccarsi le maniche e pensare al presente delle mie figlie.avverso il rigetto della richiesta di assunzione.

Ho presentato ricorso al TAR che nel 2009 accolse la mia richiesta e obbligo’ il Ministero dell’Interno – dip vvf ad assumermi con riserva di impugnare il provvedimento in secondo grado. offensiva nei miei confronti,nei confronti delle mie figlie e del tanto dolore sopportato,ricordo causato proprio dall’imperizia dell’amministrazione che non ha protetto e tutelato la salute di un suo dipendente che proprio per svolgere con diligenza la propria mansione ha perso la vita.

Mi assegnarono al comando di Milano,malgrado implorai loro di poter restare accanto alle mie figlie di cui una ricordo di soli otto anni.

Ai tempi non e’ stato semplice reinventarsi una vita senza mio marito e lontano dalle mie bambine,ricostruire una quotidianita’ in una citta’ estranea ma presi coraggio e con spirito di sacrificio cominciai la nuova avventura nel gennaio 2010.gestivo le figlie a distanza ed il fine
settimana tornavo a napoli per poter loro ricordare la mia presenza,per dar loro il mio appoggio.

Nel 2011 il Consiglio di Stato(sentenza molto dubbia) riformò la sentenza del TAR stabilendo in merito alla carenza dei requisiti idonei ad occupare la posizione….

Detta pronuncia mi e’ stata recapitata solo a febbraio del 2013 e sono stata allontanata dal mio posto di lavoro,licenziata senza troppi convenevoli.per lungo tempo mi sono mossa al fine di far sentire la mia voce ed il mio diritto a riconquistare il posto di lavoro,dovutomi quale effettivo riconoscimento del sacrificio sopportato da mio marito e guadagnato con il mio impegno,la mia dedizione al lavoro,prestato con diligenza.

Non conta nulla la qualita’ del mio apporto? Sono un numero o una dipendente che ha fatto molto e con dedizione per la propria amministrazione? Ho parlato con chiunque,ho ascoltato promesse e
conservato speranze.ho rinnovato le richieste di riconoscimento in capo a mio marito dello status di vittima del dovere.rimaste inevase…l’amministrazione,evidentemente, fingendo interesse per il mio caso, mi ha chiesto integrazione di documenti, chiarimenti e quant’altro a sostegno delle mie pretese.

Ad ogni richiesta ho dato risposta nella speranza che si smettesse di far finta di non
vedere e di non capire, nella speranza che la mia famiglia potesse vantare un minimo di giustizia, di riconoscimento per la tanto sofferenza patita a seguito della morte dipendente da causa di servizio. disattenzioni, mancato rispetto delle procedure, notifiche dalle tempistiche lasciate al caso…giri inutili di parole.la risposta ai mie quesiti e’ sempre la stessa…iol mio caso creerebbe il precedente…riconosciuto il diritto al posto di lavoro,altri eredi di vittime di morte per causa di servizio chiederebbero il loro riconoscimento … e l’amministrazione a tal punto non potrebbe che concedere quanto semplicemente spetta di diritto!!!!

E’ assurdo e inaccettabile che tante sofferenze possano essere ripagate con indifferenza e astuzia da parte proprio di chi e’ stato causa,in modo omissivo,di malattia e morte.in molte occasioni,in tutta questa vicenda,ho sentito il peso di tanta ostilita’ e lo sconforto per quanto occorso ma non mi sono mai arresa e non intendo farlo, perche’ la memoria di mio marito, i diritti delle mie figlie resterebbero incompiuti e dimenticati dalla società.

Sono sempre piu’ forte nel credere sia corretto ed opportuno rendere pubblica la mia storia al fine non solo di sensibilizzare l’opinione pubblica, rendendo nota l’inesistenza di trasparenza e regolarita’ ma anche perche’ qualcuno ai vertici, vergognandosi di tanto sopruso, consideri nei particolari tutto il mio trascorsoe si impegni a trovare la giusta risoluzionea tutela dei diritti piu’ volte violati, in rispetto della tanto vantata societa’ civile.

Ricordo mio marito e’ deceduto per cancro polmonare riconosciuto dipendente da causa di servizio, perche’ha prestato servizio in condizioni ambientali e climatiche avverse,a continuo contatto con sostanze tossiche di vario genere,partecipando attivamente a interventi e missionidi varia natura .legge 266/05 comma 563 e 564 vittime del dovere ai tempi non tutti i vigili avevano in dotazione i dpi e per concludere mio marito nei suoi circa 15 anni di servizio NON e’ MAI stato convocato per le visite sanitarie periodiche ex 626/94 (Libretto individuale sanitario e dei rischi…inesistente).

Alla famiglia del vice commissario Roberto Mancini deceduto xche faceva indagini nella terra dei fuochi e’ stata riconosciuto lo status di vittima del dovere con medaglia d’argento.(266/05).

Non mi e’ stato mai riconosciuto perche’ sostenevano che x tale riconoscimento ci vuole un solo evento e non patologia,falso perche’ la succitata Legge recita esattamente il contrario ed io sono in possesso di tutti i requisiti.

  1. Ma che storia commovente!!!
    Ma se davvero esiste il Signore sa quello che deve fare…in bocca al lupo signora

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