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La loro voce dal terremoto

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La loro voce dal terremoto

Piero Silvano

Nella mattinata di oggi, il Nucleo SAF SICILIA ha recuperato la MADONNINA DELL’ASSUNTA IN CIELO di Cossito, per la felicità e la gioia di tutta la comunità della frazione, che si è abbandonata in un pianto liberatorio complessivo. Siamo stati definiti gli Angeli della Madonnina. Emozioni indescrivibili.

Claudio Wolf Santucci

…vai a recuperare qualcosa a chi li sotto ha perso tutto……la signora piangendo….lasciate stare è troppo pericoloso……si signora è pericoloso

Marco Ceruti

LA DURA VITA DEL VIGILE DEL FUOCO

Questa è la realtà nascosta che nessuno vi racconterà. Questo è quello di cui i media non parlano, perché è più comodo parlare della solidarietà e delle speranze, ma è giusto che tutti conoscano la verità

Immaginatevi la scena

Ogni giorno circa 8.000 vigili del fuoco si alzano, per andare in caserma, come angeli custodi, pronti ad uscire per aiutare gli altri. Ma in un giorno come tanti arriva una chiamata: “un terremoto ha devastato il centro Italia, preparatevi per andare a soccorrere gli abitanti di Amatrice”. Nulla di più. Non si sa nulla sulle condizioni del luogo, sulle dimensioni dell’evento. Da quel momento 10 vigili del fuoco hanno mezz’ora per chiamare i propri cari, salutare i colleghi, preparare i mezzi e partire dalla Lombardia, dalla Calabria, dal Lazio, o da qualsiasi altra parte d’Italia. Le informazioni arrivano strada facendo, ma è solo quando si giunge sul posto che ci si rende conto di quello che è successo. Un’intera città distrutta, con gente che piange i propri cari dispersi, e feriti che vengono immediatamente soccorsi.
Ogni comando dei Vigili del fuoco dispone di una o più tende per far alloggiare i membri della squadra, e andrebbero montate appena giunti sul posto, ma non c’è tempo. Si delimita lo spazio necessario per montarle, ci si prepara, e si parte verso il centro città.
Un ambiente spettrale davanti agli occhi, che sembra uscito da un film: case distrutte, non vola una mosca, e ogni tanto si sentono delle voci. Forse i colleghi, forse dei sopravvissuti, o forse sono solo nella testa. Grazie ad addestramenti specifici il reparto USAR (Urban Search And Rescue) sa orientarsi in una città che non ha mai visto, e sa in che punto esatto scavare per cercare qualcuno, anche se solitamente non c’è nulla da fare. Ad Amatrice però, grazie al lavoro incessante dei Vigili del fuoco sono state estratte vive quasi 250 persone dalle macerie, restituendo il sorriso e la speranza ad altrettante famiglie. Purtroppo non si possono salvare tutti, infatti oltre a loro sono stati recuperati anche altri 300 corpi privi di vita. Non c’è dolore più grande di quello che si prova quando si passano ore a scavare nelle macerie per riuscire a trovare finalmente qualcuno, ma scoprire poi di essere arrivati troppo tardi. “E se avessimo cominciato da questo punto a scavare? E se non avessimo dato retta a quel rumore di ciottoli?”. Sono delle domande che resteranno senza risposta per sempre, e rimarranno nella testa dei soccorritori per troppo tempo.
Dopo ore di lavoro incessante, sotto il sole, senza ne cibo né acqua, e stremati dalla fatica, alcuni si fermano. 10 minuti di pausa in mezzo ad una città a pezzi. Un sorso d’acqua, niente da mangiare, e poi si ricomincia. I primi giorni sono i più stressanti. Si lavora 20 ore, o anche di più. Alcuni non dormono per 2-3, anche 4 giorni, per cercare di portare una luce nella vita di alcune famiglie che vivono di ricordi e rimpianti.
Poi capita che dopo 20 ore si ritorna al campo base, e cosa si trova? La tenda da montare. Si monta la tenda per avere un rifugio sicuro, si beve un sorso d’acqua, e ancora nulla da mangiare.
A volte capita di ricevere una razione giornaliera: un sacchetto con dei biscotti e una zuppa da scaldare. Ma quando cammini in un campo di sfollati, e incontri un bambino che ti guarda con il viso sofferente, ti rendi conto che forse quei biscotti potrebbero fargli tornare il sorriso, almeno per un attimo. E quando incontri un anziano, seduto su un muretto, che trema a causa della brezza notturna, ti rendi conto che quella zuppa potrebbe riscaldarlo, almeno per un attimo. E così non hai più la tua razione giornaliera, e dovrai aspettare altri 2 giorni, in modo che la cucina da campo diventi pienamente operativa. Poco male, il giorno dopo forse si riuscirà a recuperare qualcosa da mangiare dalle macerie. Una brioche schiacciata, o del pane secco da una credenza fatta a pezzi.
Poi parliamo dei servizi igienici. Un rotolo di carta igienica nello zaino, e ogni cespuglio può diventare il tuo bagno. Le docce sono dei container modificati, ma quando ci sono decine o anche centinaia di persone in attesa per una doccia, gli si cede volentieri il posto.
Aggiungiamo il fatto che spesso il campo base è sottodimensionato rispetto al personale operativo, e nei momenti di pausa alcuni membri della squadra non possono nemmeno dormire su un letto, dopo che hanno lavorato incessantemente per 48-72 ore.

Finalmente dopo 3/5 giorni arriva il cambio, e si torna a casa. Per molti è la prima occasione per dormire dal momento della partenza. Senza un pasto caldo, senza una doccia, senza un letto per tutto il tempo.

Perché lo fanno? Perché sopportano tutto questo dolore al posto di altri?
Chi fa il vigile del fuoco di sicuro non lo fa per un misero stipendio da 1.350€ al mese, e non lo fa perché è facile. Lo fa perché la felicità negli occhi delle persone vale più di qualsiasi altra cosa. Lo fa perché non sopporta chi dà consigli senza mettersi in gioco. Lo fa perché ciò che si legge nei visi delle persone non si può descrivere a parole. Lo fa per ricevere delle telefonate come quella dell’anziana signora che voleva portare i tortellini fatti in casa per aiutarli, o per i sorrisi dei bambini.

Quindi se conoscete qualcuno che è andato a lavorare come soccorritore nel luogo del terremoto ricordatevi di mandargli un messaggio, per fargli sentire la vostra vicinanza e il vostro supporto. Perché è quello che li fa andare avanti.
Non insultate i vigili del fuoco (come successo di recente per episodi legati al comando di Como), perché un giorno potreste essere voi ad avere bisogno.
E ricordatevi che se andate a dormire tranquilli ogni notte, è perché c’è qualcuno che lavora per la vostra sicurezza, che è disposto a venire ad aiutarvi indipendentemente dal giorno, dal clima, o dalla distanza.

Come ultima cosa vi ricordo che se volete donare qualcosa alle persone colpite dal terremoto, il numero a cui mandare un messaggio è il 45500

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