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L’abbandono di animali, molto più di un reato

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L’abbandono di animali, molto più di un reato

Ariela Bozzaotra

 In Italia l’abbandono di animali è vietato dall’art. 727 cp I° comma: “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1000 a 10.000 euro”.

La ratio legis risiede nella tutela del sentimento umano, offeso dall’abbandono, e degli animali “in quanto esseri viventi capaci di reagire agli stimoli del dolore”. La Dichiarazione universale dei diritti dell’animale sancisce all’art. 6: “ L’abbandono di un animale è un atto crudele e degradante”. Il Ministero della Salute ha, inoltre, stabilito che chi abbandona un animale non solo commette un reato, ma potrebbe rendersi responsabile di omicidio colposo, qualora gli animali abbandonati causassero incidenti stradali mortali. Concetto questo ribadito dall’Enpa, il cui slogan della campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono recita: “Abbandonare è crudele, comporta un costo sociale e costituisce un rischio per tutti”.

E’ tacito, infatti, che abbandonare il proprio compagno di vita sia, sotto il profilo umano, indice di assenza di coscienza e di sentimenti; comporta un costo sociale, poiché il più delle volte cani e gatti abbandonati finiscono negli stalli comunali e rappresenta un rischio collettivo poiché l’animale abbandonato, destinato al randagismo, può causare incidenti stradali. Il fenomeno dell’abbandono, in crescita in prossimità delle vacanze, soprattutto estive, è concentrato per lo più nell’estremo sud, a causa dell’arretratezza, dell’ignoranza e dell’assenza di una cultura legata all’animale come compagno di vita in favore dello sfruttamento degli animali.

Nel corso degli anni si è registrata una decrescita degli abbandoni grazie alle campagne di sensibilizzazione delle associazioni animaliste e al progresso culturale; sono diminuiti anche gli stalli in canile grazie alle sanzioni penali, all’obbligo del microchip per i cani e all’aumento delle adozioni negli stalli. Emblematica al riguardo la vicenda di Sylvester Stallone e del suo cane Butkus. Nel 1971 l’attore era solo un giovane squattrinato che viveva a New York in compagnia del suo cucciolo. Lì  iniziò a studiare sceneggiatura e nacque Rocky, premio Oscar nel 1976. L’attore fu costretto a vendere il suo cane per 40 dollari per comprarsi da mangiare. Alcuni anni dopo, grazie al successo di Rocky, lo ricomprò sborsando ben 15mila dollari. Se non è amore questo?

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