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Lascia il Pd per il convento:«Per me conta solo Dio»

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Lascia il Pd per il convento:«Per me conta solo Dio»

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MANTOVA. Una vita impegnata nel lavoro, la politica, la famiglia e gli amici. Ed ora, a 38 anni, quell’esperienza viene proiettata in una prospettiva affidata ad un saio: consacrare la propria vita a Dio. Una scelta radicale, forte. Una curva importante della propria vita che lui spiega con una semplicità spiazzante: «Dio? Per me è diventato la cosa più grande in assoluto».

“Lui” è Alberto Guardini, consigliere comunale di Monzambano, ex presidente dell’assemblea provinciale del Pd, carica che ha lasciato nelle scorse settimane per seguire il richiamo di una vocazione cresciuta pian piano dentro di lui. A ottobre entrerà per tre mesi di prova, l’aspirandato, nella comunità di Cesenatico dei “Fratelli di San Francesco”, un ordine diocesano fondato all’interno dei Cappuccini per ribadire un modo di vita comunitario ed uno stile di vita povero che si richiamasse all’insegnamento di San Francesco. Poi tornerà a casa per verificare la propria fede ed intraprendere, se vorrà il passo successivo del postulantato, vestendo il saio.

La prospettiva è quella di sciarsi alle spalle tutto: famiglia, lavoro alla sede centrale Mps di Mantova che gli ha concesso un anno di aspettativa, amicizie, impegni politici. Perché?

Alberto è nato nel 1978, dopo il diploma in ragioneria a Desenzano e un anno di Università inizia a lavorare in fabbrica «per non pesare sui miei genitori» e a fine ’98 viene chiamato nell’allora Banca Agricola Mantovana, oggi Mps. Famiglia cattolica, un fratello, Alberto confessa di non avere mai pensato veramente ad una vocazione religiosa, ma di avere vissuto a pieno la propria vita giovanile ed impegnata: due storie serie con delle ragazze, amicizie e nel frattempo la passione della politica.

Una vita intensa sempre con un occhio all’impegno sociale. Dal 2007 è consigliere comunale con il centrosinistra, poi diviene segretario a Monzambano del Pd, segretario di zona e infine presidente dell’assemblea provinciale del partito. Ma pian piano, in lui, qualcosa cresce.

Nel 2014, in maggio, va a un viaggio in Terra Santa con la parrocchia. Un occasione di stare con gli amici. Ma lì avviene un incontro. «C’erano una suora e sua madre, che era vedova da poco». E la sensibilità di quella donna che vive un periodo drammatico è come una lente che indaga nel profondo nell’animo di Alberto. Tornata a casa dice alla figlia: «Alberto non deve stare nel mondo, deve diventare religioso».

È una specie di profezia che tocca l’animo di Alberto, forse gli inizia a muovere i muscoli dell’anima che si erano rilassati.

Quando l’ascolta, Alberto è in casa, apre il Vangelo di scatto a caso e la pagina che si apre è il capitolo 17 di Giovanni: «Come tu hai mandato me nel mondo, così ho mandato loro nel mondo». Una cosa che gli apre uno spiraglio nell’intimo.

Così quando l’ottobre successivo partecipa a un pellegrinaggio ad Assisi con le Sorelle di San Francesco, che hanno una casa ad Olfino di Monzambano la “chiamata” cade in un terreno già fertile. Ed è un’altra donna ad essere il veicolo del “Vieni”.

«Quella ragazza con la quale discutevo ogni sera ha messo in crisi la mia fede, dalle fondamenta. E sono ripartito da zero. Ricostruendo il mio rapporto con Dio che giorno per giorno è cresciuto».

L’incontro è sconvolgente. Alberto inizia un processo di preghiera personale, partecipa ogni giorno alla messa. Frequenta i corsi del centro vocazionale per la pastorale giovanile. Capisce di essere “chiamato”.

È la vocazione, «una cosa che si fa fatica a spiegare a parole » confessa Alberto. «Che ti lascia tante domande inevase e la voglia di rispondere. Perché l’incontro con Dio è sempre interrogarsi». Una cosa è certa. La crescita dell’importanza del religioso nella propria dimensione personale.

«Cosa è cambiato? Prima Dio era insieme alle altre cose. C’erano la famiglia, la politica, gli amici. Adesso è al primo posto». Ma la trasformazione è un travaglio che lascia il segno.

«Mi sono confrontato con tante persone, sino ad incontrare un padre spirituale, un frate del convento del Frassino a Peschiera del Garda e poi un fratello di San Francesco di Isola della Scala». È quest’ultimo che lo guida pian piano per mano sino alla decisione di entrare al convento di Cesenatico. Con il rischio di gettare via la vita fatta sinora?

«Se la chiamata è autentica, no. Oggi non riuscirei a concepire la mia vita senza Dio. Per questo non dico addio al mondo, dico sì ad una cosa più grande e importante. La fede».

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