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Le buone Maniere. In Giappone il rispetto comincia dal saluto

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Le buone Maniere. In Giappone il rispetto comincia dal saluto

Massimo Marzi

Le buone maniere: in Giappone il rispetto comincia dal saluto

I giapponesi sono così: si salutano sempre con un inchino che normalmente è cordiale ed eloquente.

Non sono naturalmente perfetti, anche loro hanno dei difetti ma, sul piano etico e relazionale, sicuramente hanno tanto da insegnare a noi Italiani che avremmo viceversa tanto da imparare su come relazionarci più educatamente.

Fare l’inchino in giapponese si può dire “身を屈めて挨拶をすること” «Mi o  kagamete aisatsu o surukoto», che in italiano significa «fare il saluto piegando il corpo».

Un altro modo di denominare l’inchino in giapponese è “お辞儀”, che si  pronuncia “ojigi” e significa «fare un saluto, come gesto di cortesia o educazione, abbassando la testa».

L’“ojigi” è un gesto frequente e molto diffuso nella cultura giapponese e rappresenta non solo un semplice saluto; può indicare anche rispetto, etichetta, cortesia, scuse, ringraziamento, sottomissione gerarchica, umiltà.

Esistono diversi e raffinati modi di esecuzione dello “ojigi”, con  impercettibili e personali “interpretazioni“ (posizione delle mani, dei piedi, dello sguardo, ecc.); quello che è più evidente e formalmente importante nel saluto è l’angolo che assume il busto durante questo gesto “rituale”:

  • 15° (saluto tipico nel normale incontro);

  • 30° (saluto rispettoso e/o nel business);

  • 45° (saluto verso un capo importante o persona autorevole).

In alcuni casi l’inchino può essere effettuato con un’angolazione del busto di circa 90° (saluto all’imperatore o ad altre altissime autorità).

In forme ancora più estreme e rare l’inchino può diventare un gesto di pubblica umiliazione (dogeza) per l’ammissione di colpe o per gravi mancanze (corruzione, danni verso la società, responsabilità non onorate); in questi casi l’inchino viene eseguito in ginocchio, a terra per esprimere un pieno pentimento, le proprie profonde scuse e una totale sottomissione.

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