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Le preoccupazioni indotte dai “male-giornali” si riversano nella vita.

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Le preoccupazioni indotte dai “male-giornali” si riversano nella vita.

Massimo Marzi

Tra i numerosi generi televisivi espressi dall’attuale TV, l’informazione prevale e riempie quotidianamente i palinsesti di tutte le emittenti pubbliche e commerciali.

Sommando i tempi delle diverse edizioni dei telegiornali di Rai1, si cumulano quasi tre ore al giorno; Canale5 assegna quotidianamente all’informazione circa quattro ore, con un consistente spazio dedicato alle news vere e proprie.

Ecco alcune considerazioni espresse dalla gente sugli  attuali TG: Pensionata: «non guardo più il telegiornale perché tutte quelle brutte notizie mi fanno stare male».

Impiegato: «mia moglie ha paura di andare in banca per le rapine e non usa più nemmeno il bancomat».

Padre: «mia figlia non vuole più prendere la metropolitana per paura degli attentati».

Studente: «non mi va più di studiare per finire l’università perché tanto poi in Italia non si trova il lavoro».

Madre: «sono preoccupata di mandare i miei figli al dopo-scuola perché ho visto in TV episodi di violenza verso i bambini».

Funzionario: «non so più come investire i miei pochi risparmi a causa dell’inaffidabilità di molte banche».

Famiglia: «i furti ci terrorizzano, con quello che si sente , non andiamo più in vacanza per non lasciare la casa incustodita».

Queste affermazioni sono solo delle piccole e concrete testimonianze degli effetti collaterali negativi della cattiva-informazione.

Le persone hanno paura, sono preoccupate, vivono nell’insicurezza, sono diffidenti, hanno un forte disagio a causa dell’ansia di essere derubati o truffati, c’è sempre una minaccia incombente che insidia la nostra tranquillità: abbiamo perso la fiducia verso il prossimo.

In un’inchiesta del 2015 sulla “fiducia” verso “l’altro” gli italiani hanno così risposto:

  • gran parte della gente è degna di fiducia circa 20%

  • bisogna stare molto attenti circa 80%

Occorre, per arginare il fenomeno,  una nuova voce mediatica, rassicurante, fiduciosa, positiva e ottimistica per restituire quell’atteggiamento di bene-volenza verso gli altri che si sta perdendo definitivamente.

Abbiamo bisogno di tornare a sorridere:  serve un cambiamento radicale ed una “rivoluzione mediatica positiva” capace di raccontale e diffondere il bene ed il meglio della realtà intorno a noi.

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