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L’Italia brucia: le colpe del governo che ha sciolto la Forestale senza rinforzare i Vigili del Fuoco

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L’Italia brucia: le colpe del governo che ha sciolto la Forestale senza rinforzare i Vigili del Fuoco

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Due riforme bocciate (dalla Consulta quella sulla pubblica amministrazione; dal referendum popolare quella sulla costituzione) e una terza – sul riordino delle forze di polizia con lo smembramento della Forestale – che sta mettendo in ginocchio l’Italia prigioniere delle fiamme. Mettere in relazione l’aumento degli incendi con l’abolizione del Corpo Forestale è un azzardo, ma la gestione del dicastero della pubblica amministrazione da parte del ministro Marianna Madia non è certo esente da colpe. E se molti degli elicotteri un tempo in dotazione alla Forestale oggi sono fermi a terra, la responsabilità non è certo di Carabinieri o Vigili del Fuoco.

 Eppure governo e parlamento erano stati messi in guardia sui rischi dell’estate a inizio anno dall’ormai responsabile della protezione civile, Fabrizio Curcio: “In audizione al Senato – spiega la senatrice 5 Stelle Paola Nugnes – aveva rilevato che ci sarebbe stato un vuoto organizzativo dovuto al passaggio di uomini e mezzi dalla Forestale ai Carabinieri. Di certo si sarebbe potuto ovviare ai problemi aggiustando il tiro per tempo anche perché l’iter della riforma è partito due anni fa. E da sempre è noto che i Vigili del fuoco hanno competenza sui centri urbani e la forestale sui boschi”.

      Roma, Incendio nella pineta di Castel Fusano. Foto Agf

Una riforma lasciata a metà – Basti pensare che entro lo scorso 12 novembre avrebbe dovuto essere pubblicato un decreto interministeriale (Pubblica amministrazione; Interno e Politiche agricole) per individuare “le risorse finanziarie, i beni immobili in uso ascritti al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato, gli  strumenti, i mezzi, gli animali, gli apparati, le infrastrutture e ogni altra pertinenza del Corpo forestale dello Stato che sono trasferiti all’Arma dei carabinieri, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, alla Polizia di Stato e al Corpo della guardia di  finanza”. Un dettaglio che all’esecutivo – impegnato nella battaglia referendaria – deve essere sfuggito e così come da italica tradizione alla legge non hanno fatto seguito i necessari decreti lasciando la riforma ferma a metà.  A farne le spese è l’intero Paese che per risparmiare 122 milioni di euro in tre anni, nell’estate più calda di questo inizio millennio, si trova scoperto sul fronte degli incendi.

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