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Non ci servono le medaglie, ma uomini, mezzi attrezzature, contratto di lavoro

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Non ci servono le medaglie, ma uomini, mezzi attrezzature, contratto di lavoro

http://vigilidelfuoco.usb.it/

In questi giorni quattro simultanee emergenzialità hanno colpito il nostro Paese, gli incendi di bosco in Liguria, che hanno richiesto l’invio di squadre dalle regioni limitrofe, le nuove scosse di terremoto del 18 gennaio e l’emergenza neve nell’Italia centrale e poi la slavina che ha travolto e distrutto un albergo a Rigopiano (PE).

Tutti i maggiori quotidiani hanno riportato in prima pagina la notizia del salvataggio dei dispersi in prima pagina, con titoli cubitali, il salvataggio delle persone sepolte sotto i resti dell’hotel di Farindola, ha tenuto incollati ai video milioni d’italiani provocando un’onda emotiva paragonabile probabilmente alla vicenda di Vermicino.

Per i vigili del fuoco si direbbe ordinaria amministrazione, ricompensabile con le solite medaglie e onorificenze. Tutto il lavoro, i rischi, i patimenti, le privazioni che hanno provato i lavoratori, non si può liquidare con una fredda cerimonia magari fra due anni, con passerella propagandistica per i politici, prefetti e dirigenti di turno. I vigili del fuoco da tempo chiedono altro, vogliono “semplicemente” essere messi in condizione di svolgere il proprio lavoro, per questo servono mezzi moderni, attrezzature sofisticate, formazione e organici adeguati, vestiario e DPI all’altezza delle condizioni in cui si è costretti a operare, un supporto psicologico ma soprattutto una nuova e più consona collocazione istituzionale, il riconoscimento del lavoro usurante, l’assicurazione INAIL e un nuovo contratto con risorse adeguate alle professionalità richieste.

Se la politica è in grado di dare queste risposte, che lo faccia e avvii domani stesso un serio dialogo con le OO.SS., altrimenti si metta da parte, concluda la legislazione ormai al termine, mentre noi tutti questi temi li ripresenteremo nel corso della prossima campagna elettorale.

Sono passati ormai 37 anni quando l’ing. Pastorelli che guarda caso all’epoca dei fati di Vermicino era Comandante di Roma, scrisse come il CNVVF non fosse all’altezza delle sfide cui era stato chiamato. I suoi profetici e illuminanti scritti sono rimasti lettera morta, perché negli anni quello che ha interessato i nostri vertici sono stati la popolarità che il Corpo ha dato di volta in volta ai propri ministri, al proprio sottosegretario e ai nostri prefetti, mentre i nostri dirigenti piegati alle logiche dell’economicità e della contrazione delle spese, nulla hanno fatto per il personale se non vessandolo con circolari e ordini del giorno, che di volta in volta, tolgono, limitano, contraggono, le agibilità e le disponibilità dei lavoratori.

In categoria assistiamo ad uno scollamento enorme tra funzionari, dirigenti e chi sta sopra a spartirsi la torta, mentre chi porta l’intervento conquistando stima e affetto da parte dell’Opinione Pubblica rischiando in prima persona, non rimedia null’altro che una medaglia o una promozione per i pochi fortunati, o magari un nastrino previo pagamento di una quota come già successo. Mentre per effetto della Legge Brunetta art.27 D.Lgs.150/2009: “….una quota fino al 30 per cento dei risparmi sui costi di funzionamento derivanti da processi di ristrutturazione, riorganizzazione e innovazione all’interno delle pubbliche amministrazioni è destinata, in misura fino a due terzi, a premiare, secondo criteri generali definiti dalla contrattazione collettiva integrativa, il personale direttamente e proficuamente coinvolto… ”.

E’ evidente che di fronte a dirigenti e loro superiori impegnati a fare cassa con i risparmi che generano, l’unica risposta che possono dare i lavoratori è di rompere con le organizzazioni sindacali che al loro interno vogliono tenere insieme capre e cavoli, cose cioè che non stanno insieme e cioè da un lato la base, la massa dei lavoratori che rischia tutti i giorni la propria pelle per 25 mila euro e dall’altro lato quella dei dirigenti e dirigenti superiori con stipendi maggiorati, superiori di quattro/cinque ma con rischio altrettanto ridotto rispetto a quello della truppa e con profitti sotto forma di premi, maturati con le economie che generano a spese della truppa (es. Mensa turno notturno tolto alla truppa per ridistribuirlo al riordino delle carriere).

Una cosa chiara e netta va detta non si possono sostenere organizzazioni che tesserano i dirigenti oltre che alla truppa, perché l’effetto che produce è sempre lo stesso gli interessi dei primi prevalgono su quelli dei secondi, riordino docet.

 per USB Vigili del Fuoco Nazionale – Gabriele Miele

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