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Pensioni pagate in più: niente restituzione all’Inps se percepite in buona fede

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Pensioni pagate in più: niente restituzione all’Inps se percepite in buona fede

Il recupero delle somme avviene solo se l’indebita percezione è dovuta a dolo dell’interessato

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di Lucia Izzo – Cosa accade al pensionato che abbia riscosso una prestazione pensionistica messa a pagamento erroneamente dall’INPS? La risposta non è univoca, poichè non sempre la risposta è quella della restituzione degli arretrati già corrisposti all’istituto.

L’art. 52, comma 2, della legge n. 88 del 1986, infatti, evidenzia che laddove state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato.

 Un principio ribadito dall’art. 13 della legge 412/1991: in sostanza, la norma summenzionata va interpretata nel senso che la sanatoria prevista opera in relazione alle somme corrisposte in base a formale, definitivo provvedimento del quale sia data espressa comunicazione all’interessato e che risulti viziato da errore di qualsiasi natura imputabile all’ente erogatore, salvo, si precisa nuovamente, che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato.

Ciò significa in sostanza che il pensionato o titolare di prestazioni previdenziali/assistenziali, è tutelato dalla rettifica del provvedimento errato effettuata dall’INPS: se le somme sono state da lui percepite in buona fede sulla base di un provvedimento definitivo dell’Ente, errato in senso peggiorativo o addirittura revocato, la restituzione non sarà dovuta. Le casistiche riguardanti la sanatoria, tuttavia, sono diverse e vanno valutate singolarmente.

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