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Pensioni: proposte M5S e Lega irrealizzabili

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Pensioni: proposte M5S e Lega irrealizzabili

http://www.pmi.it/economia – https://goo.gl/AcQ6UF

Le promesse elettorali in tema pensioni mettono a rischio la sostenibilità del sistema e gli stessi requisiti di accesso: il report UE e il dibattito in Italia tra INPS, partiti e sindacati dopo le elezioni 2018.

Il presidente INPS, Tito Boeri, ha fornito le prime stime sul costo delle proposte in ambito previdenziale avanzate dai partiti che hanno vinto le elezioni politiche 2018: quota 100 (contributi + età anagrafica) e pensioneanticipata con 41 anni di contributi. Si parla di 85 miliardi, molto temuti dalla Commissione Europea dopo l’impatto sui conti pubblici italiani delle modifiche attuate alla Riforma Fornero.

Il dibattito sulle pensioni si riaccende dunque dopo il risultato elettorale, che ha visto la vittoria dei due partiti più critici nei confronti delle attuali rigidità del sistema previdenziale.

Conti a rischio – Iniziamo dall’Europa, secondo cui: «la sostenibilità a lungo termine garantita dalle passate riforme pensionistiche si sta lentamente degradando»: l’indicatore di rischio S2 segnala ora un rischio “medio” (rispetto al precedente “basso”).

Una sostanziale marcia indietro rispetto all’attuazione delle passate riforme pensionistiche, in particolare per quanto riguarda l’adeguamento dell’età pensionabile, potrebbe peggiorare ulteriormente i rischi per la sostenibilità a lungo termine dell’Italia e l’indicatore S2.

Si tratta del consueto report semestrale di Bruxelles sui paesi membri.

Crescita in Italia, la conferma UE – Il rilievo si inserisce in un quadro mediamente positivo dell’andamento dell’economia italiana, ma che sottolinea le debolezze del sistema fra cui l’elevato debito e l’impatto delle riforme strutturali.

Le conseguenze – Non si stupisce delle critiche di Bruxelles il presidente dell’INPS, Tito Boeri, calcola l’impatto sui conti pubblici delle proposte elettorali relative alle pensioni:

Le promesse fatte in campagna elettorale di abolizione della riforma Fornero determinerebbero un aumento del debito implicito di 85 miliardi, circa il 5% del PIL, con un ritorno ai pensionamenti di anzianità a quota 98 oppure con 40 anni di contributi.

Il riferimento è alle proposte, contenute nel programma del Movimento 5 Stelle e della L

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