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Recuperati i resti di Janna, ma è polemica. Scoppia la diatriba tra vigili del fuoco e Cnsas

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Recuperati i resti di Janna, ma è polemica. Scoppia la diatriba tra vigili del fuoco e Cnsas

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ALPAGO. È stato un intervento delicatissimo quello che ieri ha portato al recupero dei resti di una donna in fondo a un canalone duecento metri più sotto della ferrata Costacurta, tra Chies e Claut, dunque tra le province di Belluno e Pordenone. Si tratterebbe di Janna Schneider, la docente tedesca di 39 anni scomparsa nella zona dell’Alpago il 3 agosto, dopo aver annunciato di voler percorrere l’Alta via numero 7. Il condizionale è d’obbligo tenuto conto delle condizioni della salma rimasta all’aria per settimane. Proprio per questo gli investigatori hanno contattato un amico dell’escursionista che nelle prossime ore arriverà a Maniago, dove è stata ricomposta la salma, per procedere al riconoscimento della donna attraverso l’abbigliamento e l’attrezzatura da montagna. Ci sono comunque tutti gli elementi che fanno supporre si tratti di Janna, a cominciare dal marsupio con gli effetti personali della docente, oltre che un coprizaino e un sacchetto dei pali di una tendina. Il pm della Procura di Pordenone Pier Umberto Vallerin ha disposto l’ispezione cadaverica. L’ipotesi più probabile è che la prof sia caduta accidentalmente. La salma è stata recuperata con l’elicottero dei vigili del fuoco arrivato da Bologna.

A poche ore dalla conclusione dell’intervento il Soccorso alpino ha diffuso una nota firmata dal presidente veneto Rodolfo Selenati e dal collega friulano Vladimiro Todesco. «Non siamo soliti esprimere giudizi sull’operato degli enti che, come il Cnsas, si prodigano nelle emergenze con la nostra stessa finalità. Oggi però non possiamo esimerci. l servizi regionali del Soccorso alpino del Veneto e del Friuli, a differenza di quanto succede ogni giorno per una competenza delegata dalla legge dello Stato, oggi non hanno potuto ultimare l’intervento di recupero del corpo di Janna», si legge, «Gli elicotteri sia dal Bellunese che dal Friuli erano pronti a decollare con personale del Soccorso alpino di Alpago e Valcellina disponibile in piazzola. Le competenze primarie degli interventi di soccorso in montagna, incluso il recupero delle salme, è del Cnsas in quanto lo Stato ci ha attribuito questo ruolo in modo inequivocabile. Possiamo immaginare i costi di un elicottero da Bologna, oltre ad allungare i tempi di recupero dato il lungo trasferimento. L’intervento si è concluso prima delle 14. Squadre a piedi avrebbero impiegato meno tempo».

«Il ruolo dei volontari non è in esclusiva e nessuno vuole sprecare risorse», chiarisce Fabio Dattilo, direttore interregionale dei vigili del fuoco del Veneto, «Non siamo in concorrenza con il Soccorso alpino, tanto più che, in generale, alla persona che attende il soccorso non interessa il

colore della divisa ma la qualità. Sediamoci ad un tavolo, decidiamo chi fa cosa». Nel caso specifico, i vigili del fuoco di Pordenone hanno richiesto l’elicottero. Quello di Venezia era impegnato in un altro intervento e quindi è stato fatto decollare il velivolo da Bologna.

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