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Rifiuti, coro di no al piano Raggi. I sindaci: «Mai sui nostri territori»

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Rifiuti, coro di no al piano Raggi. I sindaci: «Mai sui nostri territori»

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L’Umbria non vuole i rifiuti di Roma. Si ribellano anche i sindaci dei comuni del sud del Lazio. L’ipotesi, prospettata dal sindaco Virginia Raggi nel corso del consiglio comunale straordinario sui rifiuti dell’altro giorno, ha causato una serie di reazioni furenti. Paola Muraro, assessore all’Ambiente della Capitale, abituata fin dal primo giorno alle bufere, ieri ha frenato: «Non esiste nessun caso Umbria, la governatrice Catiuscia Marini non deve preoccuparsi assolutamente. Quelle di oggi sono solo polemiche costruite ad arte». La pensa diversamente la Marini che esplode con un post su Facebook: «Ma che siamo su Scherzi a parte?, attendo dichiarazioni dei 5 stelle umbri in merito ad Orvieto e Terni». C’è anche un problema politico: i pentastellati di opposizione in Umbria contestano gli impianti, i penstastellati di governo a Roma ipotizzano di usarli. Musica simile nelle province del sud del Lazio. Alcuni esempi dalla provincia di Frosinone. Maria D’Alessandro, sindaco di Cassino: «L’emergenza rifiuti della Capitale non deve ricadere, per forza di cose, su altri territori come ad esempio il nostro»; Giuseppe Sacco, Roccasecca: «Anziché scaricare il peso di criticità ormai conclamate su territori già pesantemente gravati e mortificati, Roma dovrebbe elaborare un progetto serio sull’intero ciclo rifiuti»; Bernardo Donfrancesco, Colfelice: «Non vogliamo altri rifiuti della Capitale». Dalla provincia di Latina, il sindaco di Aprilia, Antonio Terra: «Siamo contrari ad un aumento del conferimento dei rifiuti negli impianti del nostro territorio». Replica la Muraro: «Il conferimento dei rifiuti negli impianti Acea nel Lazio, già avviene da molti anni nel silenzio generale».

TEMPESTA
Ma cosa è successo? Tutto parte da una frase della relazione in aula del sindaco Virginia Raggi in cui, per trovare una platea più ampia di impianti disponibili ad accogliere i rifiuti romani, spiegava: «Si chiede priorità di conferimento rispetto a terzi che già conferiscono verso impianti Acea già esistenti (San Vittore, Aprilia, Orvieto e Terni) incardinati sull’inderogabile principio comunitario di prossimità, al 51% di proprietà comunale». In sintesi il pacchetto di maggioranza di Acea è del Comune di Roma, dunque – tesi del sindaco – la Capitale deve conferire maggiormente in quegli impianti. Da queste frasi molto generiche, però, si è creata una tempesta, anche perché è evidente la suggestione di un sindaco espressione del Movimento 5 Stelle, sostenitore del mantra dei rifiuti zero, che va alla ricerca di inceneritori e chiede di fare viaggiare la spazzatura lontano da Roma. Inoltre la Capitale vuole continuare a usare anche impianti di trattamento del resto del Lazio.

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