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Roma, i portieri delle case di riposo comunali rischiano stipendi e posti di lavoro e occupano gli istituti

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Roma, i portieri delle case di riposo comunali rischiano stipendi e posti di lavoro e occupano gli istituti

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Dopo i call center, tocca ora ai portieri delle case di riposo. La gara al massimo ribasso, indetta dal Comune di Roma, mette a rischio i loro di posti di lavoro e prospetta tagli di stipendio di oltre il 50 per cento. Per questo, una ventina di lavoratori del servizio di portierato delle quattro case di riposo di proprietà del Comune hanno fatto appello all’amministrazione di Virginia Raggi. Chiedono un incontro per parlare del loro futuro e intanto hanno occupato la casa di riposo capitolina di via Ventura 60, una delle 4 strutture romane del comune (Parco di Vejo, Casa Vittoria, Bruno Buozzi e Roma3).

Sul fronte lavoratori, l’intera faccenda è purtroppo un déjà-vu che peraltro rischia di ripetersi per altri servizi appaltati dal Campidoglio. Per abbattere i costi di gestione, l’amministrazione capitolina ha messo a bando i contratti di fornitura scaduti per i servizi di portierato delle case di riposo. Il nuovo bando però è uscito dall’orbita dei servizi assistenziali e non ha previsto alcuna riserva per le cooperative dove le regole sul passaggio dei lavoratori sono stringenti. Ma soprattutto ha sancito la dominanza del criterio del massimo ribasso esattamente come l’amministrazione diIgnazio Marino aveva fatto per i call center. Il risultato è che lacooperativa Il Cigno, che per 17 anni ha gestito il servizio, ha perso la commessa. Al suo posto è subentrata una delle cooperative riconducibile a Salvatore Buzzi. Ma, visti i fatti di Mafia Capitale, l’esecuzione del contratto è stata sospesa in autotutela prima di finire alla società di vigilanza Pegaso servizi fiduciari di Agropoli che ha vinto il bando offrendo il servizio al prezzo più basso.

“Se nel bando il Comune di Roma avesse chiesto l’applicazione del contratto delle cooperative, i lavoratori delle quattro case di riposo del Comune sarebbero automaticamente passati al nuovo vincitore del bando alle stesse condizioni lavorative”, spiega Domi Sonnante, segretario provinciale Cub sanità. E, invece, le cose sono andate diversamente. Così oggi, nella migliore delle ipotesi, i lavoratori saranno pagati la metà. Grazie anche ai nuovi contratti di lavoro flessibili introdotti dal governo di Matteo Renzi.

Il sindacato non demorde e spera ancora di poter trattare con l’azienda appaltatrice alla quale ha chiesto un incontro per il prossimo 29 settembre. Intanto domanda all’attuale amministrazione un tavolo in cui si possa discutere la possibilità di aumentare le risorse a favore dell’attuale vincitore. Ma soprattutto si definiscano i termini del prossimo bando (di imminente uscita) inserendo il servizio di portierato all’interno del segmento assistenza come del resto fa già l’Inps. Un dettaglio tecnico che però farebbe rientrare l’appalto nell’orbita del mondo cooperativo dove le regole e le tutele sul lavoro sono più stringenti rispetto al settore privato. Dal canto suo, l’assessore alle Politiche sociali,Laura Baldassarre, ha convocato un incontro per lunedì 26 settembre. Ma è chiaro sin d’ora che il tema del massimo ribasso delle gare d’appalto del Comune tornerà a far discutere presto. Al prossimo appalto. Perché le casse della Capitale sono messe male e, finché non si mette mano ai costi di struttura e alle consulenze dell’amministrazione, si continuerà a tagliare pesantemente gli appalti di fornitura esterna. Anche se sono una goccia nel mare del bilancio di Roma Capitale.

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