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Sardegna, la diga mai collaudata adesso fa paura. “Anche un acquazzone può causare una strage

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Sardegna, la diga mai collaudata adesso fa paura. “Anche un acquazzone può causare una strage

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Il grande mostro minaccia i paesi con una potenza da 500 metri cubi d’acqua ogni secondo: scarica di continuo, anzi bombarda, e in questi giorni ha rischiato di provocare un’altra grande alluvione. È già successo nel 2013 e quel 18 novembre la Sardegna ha pianto 18 morti. Ogni volta che i cicloni passano sopra l’isola c’è una diga in grado di provocare una strage. È quella di Maccheronis, nelle campagne di Torpè, a una trentina di chilometri da Nuoro. L’invaso non è mai stato concluso e neppure collaudato e quando piove incessantemente diventa immediatamente un pericolo pubblico. Non è in grado di contenere l’acqua che arriva dai monti e dai fiumi e nel giro di poche ore riversa sui paesi una vera e propria valanga. Ieri pomeriggio si è temuto il peggio e per questo i vigili del fuoco hanno dovuto evacuare in anticipo le abitazioni e far scattare un grande piano di emergenza.

Cinquanta persone hanno passato la notte fuori di casa, ospiti di amici e parenti, perché andare a letto sotto la minaccia dell’onda di piena in arrivo dalla diga sarebbe stato davvero troppo pericoloso. «La situazione è stata tenuta sotto controllo costantemente e le nostre squadre sono ancora schierate nella zona – spiega Antonio Angotzi, funzionario del comando provinciale dei vigili del fuoco – Le case più esposte al rischio erano quelle della periferia, ma il piano di protezione civile ci ha consentito di gestire al meglio questa ondata di maltempo». Questa volta, dunque, non si contano danni ingenti ed è tutto merito dell’allerta scattata in anticipo, della pulizia puntuale dei canali e del solito pizzico di fortuna.

La situazione era critica già da lunedì e martedì mattina la diga ha raggiunto la sua portata massima: 43 metri sul livello del mare per un totale di 22 milioni di metri cubi. I milioni in eccesso vengono scaricati senza soste da oltre 24 ore. Non si può far nulla, perché il progetto dell’invaso non prevede alcun tipo di controllo.Non ci sono paratie attive e tutta l’acqua finisce a valle, con la stessa potenza di una bomba. A complicare le cose c’è lo scandalo dei lavori non conclusi: il livello dell’invaso doveva essere innalzato ma il cantiere è fermo. «Noi ora non possiamo far altro che tenere sotto controllo la situazione – spiega l’amministratore dell’Ente acque della Sardegna – Quando la diga raggiunge il livello massimo non possiamo far nulla per trattenere l’acqua. Il sistema di paratie, installato in parte, non è stato collaudato e non è utilizzabile».

La funzione della diga Maccheronis doveva essere quella di raccogliere le acque del Rio Posada: il cantiere era stato aperto nel 1956 e nel giro di pochi anni i lavori erano stati completati. Nel 2004 si è pensato di accrescere la capacità dell’invaso e si è deciso di sollevare di tre metri lo sbarramento. Con 15 milioni di euro stanziati dalla Regione si sarebbero dovute installare grandi le paratie in ferro, in modo da riuscire finalmente a controllare i flussi, ma i lavori che dovevano essere ultimati nel 2008 non sono neanche arrivati a metà. Intorno alla diga c’è ancora un cantiere abbandonato: cartelli di pericolo, ferri sparsi ovunque, reti metalliche e opere a metà.

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