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Si schianta con la moto, morto un vigile del fuoco

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Si schianta con la moto, morto un vigile del fuoco

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TRENTO. Il simbolo dei vigili del fuoco, la fiamma dorata, listata a lutto e tanto dolore. È una famiglia quella dei pompieri, una grande famiglia che ieri pomeriggio è stata chiamata ad affrontare un lutto che ha colpito nel profondo tutti, da chi ha anni di lavoro alle spalle, a chi è appena arrivato in caserma. Una tragedia, un incidente motociclistico ha strappato alla vita Moreno Smacchia, 53 anni, capo reparto dei permanenti di Trento e con un passato come volontario nella squadra di Levico. Un uomo con un carattere a volte spigoloso ma generoso e volenteroso.

«Era il tipico pompiere – ricorda il comandante dei permanenti, Ivo Erler – lavorava, ma non appariva, si dava da fare senza andare a raccontare quello che faceva. È un momento difficile per me personalmente ma anche per tutti i pompieri. Siamo una grande famiglia e oggi abbiamo perso uno di noi».

La richiesta di intervento per l’incidente è arrivata alla centrale operativa del 118 poco prima della 16. A chiamare un automobilista che stava percorrendo la strada che porta a Montagnaga di Piné e circa a quattro chilometri da Pergine, poco sopra il lago di Canzolino, ha visto la moto a terra, a pochi metri dal corpo di Smacchia. Il soccorso è stato immediato e in pochissimo tempo sul luogo dell’incidente c’erano i sanitari, i vigili del fuoco e i carabinieri.

È stata tentata una disperata rianimazione ma i traumi riportati da Smacchia erano troppo gravi e purtroppo ogni manovra si è rivelata inutile. E il medico ha dovuto constatare il decesso dell’uomo. La terribile notizia è arrivata subito nella caserma di via Secondo da Trento e il comandante Ivo Erler e alcuni colleghi sono subito partiti, volevano vedere di persona quello che era successo, volevano esserci per Smacchia (o Sma o Desmo come lo chiamavano gli amici).

Sulla dinamica dell’incidente, sono al lavoro i carabinieri della stazione di Baselga di Piné che hanno eseguito i primi rilievi. A quanto pare non è stato coinvolto nessun altro mezzo. Smacchia stava scendendo dall’altipiano in direzione di casa, di Levico. Era arrivato in località Riposo e sul «curvone del crocefisso» pare abbia perso il controllo della sua Ducati. Che invece di curvare verso destra, per seguire la strada, è andata dritta facendo sbattere Moreno Smacchia contro lo spigolo di un barbacane, il rinforzo di cemento che si trova alla base della roccia in quel tratto di strada. Uno schianto che non ha lasciato alcuna possibilità di sopravvivenza al vigile del fuoco.

Il corpo dell’uomo è stato portato alla camera mortuaria di Pergine e fra oggi e domani dovrebbe essere trasferito a Levico. E i «suoi» vigili del fuoco ci saranno. «Noi vorremo fare il picchetto d’onore – spiega ancora Erler – ma è chiaro che prima chiederemo ai famigliari cosa preferiscono fare. Il nostro desiderio è quello di essere vicini a Smacchia e ai suoi cari in un momento così terribile».

Anche i colleghi che in questi giorni sono in centro Italia per la missione trentina in aiuto dei terremotati, sono rimasti sconvolti da quanto è successo. E hanno chiamato Trento per cercare di capire, per confrontarsi e per cercare conforto. Il dolore di una famiglia, quella dei vigili del fuoco, di cui Erler si fa portavoce. Non riuscendo a nascondere la commozione che lui e tutti provano in questo momento. «Noi siamo abituati a confrontarci con le tragedie – spiega Erler – quando interveniamo per incidenti, incendi o altri drammi. Ma quello è lavoro. Sappiamo cosa dobbiamo fare, diamo il massimo, ci adoperiamo per fare il nostro meglio. Ma quando ci tocca così da vicino, quando riguarda uno di noi, è difficile, difficilissimo. Vengono alla mente tanti episodi, tanti momenti. Il nostro modo di lavorare, lo spirito di corpo fa nascere fra i pompieri un rapporto molto intenso che va oltre il turno. Siamo una famiglia, una grandissima famiglia».

Una famiglia che ieri ha perso uno di loro, che è addolorata e provata. E che è ancora incredula davanti alla realtà, davanti al fatto che Sma, che Moreno, non c’è più. Una famiglia che saprà far sentire meno soli i cari di Smacchia, a partire dal figlio Alessandro, allievo pompiere a Levico.

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