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Strage di Viareggio, un premio nel ricordo di Hamza: si buttò tra le fiamme per salvare la sorellina

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Strage di Viareggio, un premio nel ricordo di Hamza: si buttò tra le fiamme per salvare la sorellina

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È il primo destinatario del premio nazionale dei vigili del fuoco “Angelo del soccorso” che si terrà ogni 29 giugno. Il ragazzo, 16 anni, aveva appena terminato il corso di soccorritore sulle ambulanze. Svenuto a casa del fumo moriì tra le fiamme

VIAREGGIO. Le parole di Ibi Ayad, per mesi dopo le fiamme e lo strazio del 29 giugno 2009, sono state “se fossero scappati con me, oggi non sarei sola”. I suoi fratelli, Hamza e Iman, morti tra le fiamme come pure i genitori . Ed Hamza, 16 anni, che riesce ad uscire dalle macerie dell’abitazione di via Ponchielli, si accorge che la sorellina è rimasta all’interno tra le fiamme, torna indietro. Ma il fumo lo stronca. Iman morirà il primo luglio, da sola, all’ospedale Bambin Gesù di Roma. Il suo mancare fa capire a tutta l’Italia che cosa sarà, di lì in poi, lo stillicidio di vittime che Viareggio conterà fino a trentadue, l’ultima la vigilia di Natale, sei mesi dopo il disastro ferroviario. Sette anni dopo, il sacrificio di Hamza diventa il simbolo del premio nazionale “Angelo del soccorso” promosso ed organizzato dai vigili del fuoco. E presentato, ieri alla Gamc, con grande sensibilità da Stefano Pasquinucci.

«Svegliare le coscienze e tenere alta l’attenzione della politica», spiega Antonio Cucè, capo reparto esperto a Livorno, nell’illustrare le motivazioni dell’istituzione del premio che «sarà consegnato ogni anno, la domenica prima del 29 giugno». Così che il ricordo della strage di Viareggio, delle sue vittime, del dolore e della giustizia chiesta a gran voce da tutta la città, viaggino per l’Italia. Un modo per non dimenticare e per non tacere: della strage, delle stragi, della sicurezza sul lavoro.

Esattamente come sta accadendo con il cortometraggio “Ovunque proteggi” (regia di Massimo Bondielli, scritto insieme a Luigi Martella). Passato – come ha ricordato Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, “Il mondo che vorrei”, in oltre venti Festival, proiettato in quindici comuni in giro per l’Italia, premiato a Cannes e pronto per essere presentato al Senato, come da impegno preso ieri dalla senatrice Manuela Granaiola. Proiezione nei luoghi di quello Stato che non si è costituito parte civile, accettando da Ferrovie i quindici milioni della ricostruzione.

«Il tempo calma il dolore ma rimangono delle braci che ci tagliano il respiro», sono le parole di Gloria Puccetti, consigliera comunale, presidente del Comitato nazionale “Noi non dimentichiamo”. Le braci che accende Daniela Rombi, vice presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, con la frase che è più difficile ascoltare: «Mi manca tanto la mia bambina». Per Emanuela, 21 anni, per i figli di Marco Piagentini, per Hamza che voleva salvare la sorellina: per tutti loro il corteo, sette anni dopo: «Accompagnateci mercoledì, non lasciateci soli», chiede Daniela Rombi. Oggi più che mai, con Hamza che diventa simbolo nazionale di chi fa il gesto più importante: rischiare la propria vita per un altro. Un ragazzo come tanti, la scuola – l’Istituto nautico Artiglio – la fidanzata italiana che voleva sposare come si sogna a quell’età, il calcetto, la sala giochi, il tifo per il Milan, il corso per volontario sulle ambulanza che aveva appena terminato. In sua memoria, la statua uscita dalla fonderia artistica Massimo Del Chiaro, su disegno dell’artista Luigi Ferrari.

«Si rivive il dolore e poi ci si sente impotenti», sono le parole forti come la battaglia mai finita dei familiari delle vittime del Moby Price, a Livorno: «Ma non c’è la rassegnazione e non ci sarà mai», assicura Loris Rispoli. Perché «non è una Paese democratico quello in cui una madre deve esibire sul petto la foto della propria figlia morta per avere giustizia. Chi nasconde, ha nascosto o nasconderà la verità non si senta impunito: la nostra rabbia lo raggiungerà». La rabbia della verità fino all’ultimo respiro. Quella che chiedono i cittadini di Viareggio, ai quali va il ringraziamento di Antonio Cerri, vigile del fuoco che quella notte nell’inferno di via Ponchielli ha operato insieme ai colleghi di tutta Italia: «Voglio ringraziare tutti i cittadini che ci hanno aiutato a mettere in salvo più persone possibili». Ed il plauso ai vigili del fuoco è arrivato anche dall’assessore Maurizio Manzo: quella notte era il suo ultimo giorno da Questore di Lucca.

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