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Terremoto, vigili del fuoco: pochi eroi sottopagati, maltrattati e privi di mezzi

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Terremoto, vigili del fuoco: pochi eroi sottopagati, maltrattati e privi di mezzi

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Negli ultimi giorni li chiamiamo “eroi” o “angeli”. Lo facciamo sempre quando si verifica una tragedia, sia essa un terremoto di magnitudo 6.0 della scala Richter o un incendio , passando per ogni tipo di catastrofe naturale o dramma umano. Normalmente la loro presenza la percepiamo soprattutto d’estate, quando con il caldo rovente la terra brucia, o a Capodanno, nel momento in cui l’assurda passione di alcuni per i “botti” provoca feriti o peggio.

Nei territori colpiti dal sisma del 24 agosto e dai successivi (129 i terremoti successivi di magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0, 12 quelli localizzati di magnitudo tra 4.0 e 5.0 ed uno di magnitudo maggiore di 5.0) di vigili del fuoco ce ne sono più di 1.000 di cui 1026 unità operative e 46 funzionari tecnici secondo quanto riporta il loro sito. Presenti 493 mezzi, 7 elicotteri provenienti dai reparti volo VF e operatori con droni. Molti di loro li vediamo ancora scavare a mani nude per tentare di recuperare tutti i corpi di coloro che non sono sopravvissuti. Insieme agli altri soccorritori sono riusciti a tirare fuori dalle macerie 238 persone vive (292 le vittime), un numero altissimo in situazioni del genere.

Nel corso degli ultimi sei giorni sono stati glorificati dai media nazionali, lodati dal Governo, ringraziati dallo Stato. Anche questo succede ogni volta. Poi, trascorso il climax tornano alla loro “normalità” (se così si può chiamare) fatta di disparità di trattamento rispetto alle altre forze dell’ordine, stipendi più bassi, meno tutele, organico carente, mezzi vetusti e attrezzatura, che quando c’è, spesso è inutilizzabile.

Dipendono, come la Polizia, dal ministero dell’Interno (i carabinieri dalla Difesa, ndr.), occupandosi della difesa civile, mentre gli altri pensano alla pubblica sicurezza. A quanto pare la seconda è molto più importante della prima, altrimenti non si spiegherebbero le differenze esistenti tra gli uni e gli altri.

Vigili del Fuoco: la carenza di organico

Sono meno di 30mila i pompieri operativi sul campo, 19.523 vigili del fuoco e 11.032 capi squadra e capi riparto. A questi si aggiungono dirigenti, direttori, ispettori, funzionari e assistenti. Il totale, secondo l’ultimo aggiornamento dei dati relativi alla “Dotazione del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco” fa 36.691.

In un anno effettuano circa 730mila interventi. Facendo una rapida divisione sono circa 2.000 al giorno, con picchi in estate e durante le feste.

Nel nostro Paese ne abbiamo uno ogni 15mila abitanti (ma in Regioni come la Puglia ci sono 1520 vigili del fuoco per 4 milioni di abitanti) e l’età media di 48 anni, una soglia altissima per il tipo di lavoro richiesto.

“A causa dei tagli e nonostante dal 2013 ci sia stata un’inversione di tendenza, il numero è ancora insufficiente e non riesce nemmeno a colmare i pensionamenti. – ci spiega Riccardo Boriassi, portavoce del sindacato Conapo –  Ci vogliono 3.000 uomini per arrivare all’efficienza di 10 anni fa”.

In base a quanto stabilito dall’emendamento del Governo approvato a luglio dalla commissione Bilancio della Camera presto verranno assunti 593 pompieri, ma continuano a non bastare, così come non sono stati sufficienti i provvedimenti varati dal 2013 a oggi “che hanno consentito l’assunzione straordinaria di circa 2.400 vigili del fuoco utilizzando il fondo per i richiami del personale precario”, spiega Boriassi.

In un anno effettuano circa 730mila interventi. Facendo una rapida divisione sono circa 2.000 al giorno, con picchi in estate e durante le feste.

Vigili del Fuoco: stipendi e tutele

Il contratto nazionale attende di essere rinnovato dal 2009 e ogni volta in cui la questione riemerge la politica risponde con un rimpallo di responsabilità tra un Governo e l’altro. “La legge di Stabilità per il 2016 ha stanziato 300 milioni per il rinnovo dei nostri contratti, una cifra ridicola – continua Boriassi – che corrisponde a un aumento di 7 euro lorde al mese. Chiediamo un provvedimento legislativo del Governo che preveda delle risorse specifiche per i vigili del fuoco volto  a colmare le differenze esistenti  con gli altri corpi”.

Ed è questo uno dei punti che lascia maggiori perplessità. Un vigile del fuoco percepisce 1.300 euro appena assunto e può arrivare a 1.500 dopo 30 anni di carriera. “C’è una differenza di 300 euro netti rispetto agli altri corpi, compresa la Polizia che dipende come noi dal Ministero dell’Interno”, spiega Boriassi. Il divario si amplia salendo ai gradi più elevati, dove la disparità può arrivare fino a 700 euro.

Per il 2016, dopo essere scesi in piazza a protestare, hanno ottenuto l’estensione del bonus di 80 euro in busta paga previsto per i corpi di polizia, ma, come gli altri, lo perderanno a partire dal gennaio 2017.

Non solo, perché le differenze esistono anche sotto il profilo pensionistico. Il sistema contributivo non prevede per i vigili del fuoco la cosiddetta norma dei “sei scatti” valida per altri Corpi che ogni cinque anni di servizio operativo ne ottengono sei ai fini pensionistici. Inoltre, sempre a differenza degli altri, il personale è destinato ai servizi operativi di pronto intervento dal primo giorno di assunzione sino alla pensione.

“I problemi sono sempre gli stessi da anni  – ci racconta il portavoce di Conapo – Se ne parla ad ogni terremoto e poi dopo veniamo dimenticati. Da decenni siamo la cenerentola tra i Corpi dello Stato. C’è una differenza retributiva enorme tra noi e gli altri. Non chiediamo aumenti, ma un equiparazione del trattamento retributivo e pensionistico”.

Vigili del fuoco: i precari

Ai problemi degli effettivi si aggiungono quelli dei discontinui. “La legge dice che il Corpo Nazionale è formato da una componente permanente e una volontaria – precisa Boriassi – I volontari si dividono poi in due categorie: quelli a chiamata e i discontinui. I primi sono quelli che vengono allertati nel momento del bisogno e vengono retribuiti per le ore di lavoro effettuate al pari degli effettivi. I discontinui che vengono chiamati invece per periodi di 20 giorni. Questo fenomeno, specialmente a causa delle carenze di organico, è diventato dilagante. Si era arrivati dal 2010 in poi a richiamare circa 4.000 discontinui al giorno, il 15% rispetto agli effettivi”.

Perché 20 giorni? Perché in base alla legge subito dopo scatta l’assunzione. Il problema viene risolto con pause di 48 ore tra un richiamo e l’altro. Niente continuità, niente assunzione, il precariato continua. Senza contare che molti di loro non posso comunque sperare di diventare effettivi per aver superato i limiti di età previsti (30 anni, elevati a 37 per i discontinui). Fino al periodo più acuto della crisi alcuni ci speravano ancora, ma i continui tagli e la spending review hanno fatto sì che qualsiasi prospettiva venisse meno.

Quanti sono con precisione non si sa, c’è chi parla di 40mila persone (un numero superiore a quello degli effettivi) chi fornisce cifre inferiori.

Nel corso della nostra intervista Boriassi ci parla dell’abbraccio tra il Presidente del Consiglio Renzi e il vigile del fuoco impegnato nelle operazioni di soccorso ad Amatrice. Un’immagine che ha fatto il giro del Paese. “Quello è l’abbraccio dello Stato, di quello operativo e di quello che governa. Ma questo abbraccio deve esserci sempre – conclude il sindacalista – sia quando c’è l’emergenza che quando si decide a Palazzo Chigi.Altrimenti diventa solo un abbraccio spot legato alle emergenze”.

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