subscribe: Posts | Comments

Torino, ricreato femore con omero donato su un bimbo con tumore osseo

0 comments
Torino, ricreato femore con omero donato su un bimbo con tumore osseo

http://www.repubblica.it/

TORINO – Era affetto da un osteosarcoma primitivo, un tumore delle ossa potenzialmente letale, il bambino di sei anni a cui la Chirurgia oncologica ortopedica della Città della Salute di Torino ha ricostruito il femore con un omero rovesciato, un osso di banca da donatore proveniente dalla Banca dei tessuti. Il paziente, che ora ha otto anni e ha terminato le cure oncologiche, è tornato a una vita normale. Al momento dell’intervento, la cui notizia è stata data solo oggi, era il più piccolo in assoluto a cui fosse mai stata fatta un’operazione di questo tipo.

Utilizzare un osso di banca in caso di tumori, o anche di incidenti stradali. Non è una novità, ed è anzi un intervento cui si ricorre comunemente, soprattutto nei bambini sotto i 15 anni con un sarcoma, ai quali si può dunque evitare una protesi. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, centro di eccellenza per le malattie oncologiche delle ossa, se ne fanno circa 14 l’anno.

“Di questi però – premette Giuseppe Maria Milano, oncologo ed esperto in osteosarcomi dell’ospedale romano – circa un terzo sono da osso di banca, nei bambini sotto i 15 anni, gli altri due terzi sono protesizzazioni. L’intervento con osso da banca e l’utilizzo dell’omero è preferibile e si effettua ormai da anni in tutti quei pazienti pediatrici in via di sviluppo e crescita. Fino a 15 anni, appunto”.

Ed è più vantaggioso? “Certamente, perché consente una crescita più armonica rispetto alla protesi meccanica. Ed è preferibile ovunque ci sia una banca, che è presente nella maggior parte degli istituti specializzati ed è una risorsa importante non solo per i malati oncologici, ma anche in caso di incidenti”.

In quali tumori si ricorre all’osso di banca? “Nei bambini con osteosarcomi o con sarcoma di Ewing. Bambini che prima avevano una mortalità elevatissima e che adesso hanno guarigioni che superano anche il 70 per cento. Prima, una trentina di anni fa, si ricorreva all’amputazione dell’arto. Oggi, dopo una chemioterapia effettuata in centri di alta specializzazione pediatrica, è possibile una chirurgia più attenta. Nel rispetto di protocolli internazionali dettagliati e condivisi”.

Questo tipo di intervento incontra però delle limitazioni. “Le limitazioni sono legate all’età – 15 anni – e al peso. Sopra i 30 chili l’intervento è scolastico, sotto i trenta servono maggiori accortezze”.

Il ricorso all’osso di banca è obbligatorio? “No, in alcuni casi riusciamo anche ad utilizzare ossa spendibili, ovvero non strettamente necessarie, dello stesso paziente. Il perone per ricostruire la mascella, per esempio, o la scapola per il massiccio facciale. O l’osso stesso ribaltato”.

Il futuro sarà diverso per questo tipo di intervento e le tecnologie avranno sempre di più un ruolo centrale. “Le stampanti 3D stanno cambiando la tipologia di operazione e il risultato. Perché consentono, con estrema precisione, di ricostruire in modo omogeneo la parte che dovrà essere resecata. Ma non è fantascienza neanche questo, si fa già. Come si fa da quasi dieci anni l’intervento con le ossa da banca. Da noi e al Regina Elena a Roma, o al Meyer e al Cto di Firenze, al Rizzoli di Bologna, al Cto e al Sant’Anna di Torino”.

Rispondi




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: